martedì 27 settembre 2016

Memorie di un sognatore abusivo di Paolo Pasi

Care amici, oggi vi parlerò di un libro appartenente al genere della fantascienza. Non ho letto molti romanzi fantascientifici, ma questo mi ha realmente colpito: non ci sono mostri, non c'è violenza e soprattutto non si tratta delle solite storie lette e rilette. Vi ho incuriosito? Bene, passiamo alla scheda.



Titolo: Memorie di un sognatore abusivo
Autore: Paolo Pasi
Editore: Edizioni Spartaco
Pagine: 214
Prezzo: 14 euro

Trama: Il romanzo è ambiato nel 2035, in una città nella quale non esistono più tasse ad eccezione di una: quella onirica. I sogni sono controllati da una macchina chiamata X-19 che li riceve e di divide in categorie diverse, quelli di categoria A sono i più costosi, ai quali si susseguono quelli del gruppo B e di quello C. Il protagonista dell'opera è un sognatore incallito, non riesce ad addormentarsi senza perdersi nella sua immaginazione e quando si risveglia la X-19 gli presenta il conto, facendo aumentare i suoi debiti. Bob, così si chiama il protagonista, lavora in un negozio chiamato " Chi paga rompe", ha uno stipendio misero e ha deciso di separarsi da sua moglie Mara perché in due sognavano troppo. Quando ormai sarà sull'orlo del baratro e lontano dal trovare una soluzione ai suoi problemi, la sua vita sarà scossa da grandi cambiamenti, ma Bob sarà pronto ad affrontarli?




Avete mai pensato al fatto che qualcuno potesse controllare e tassare i vostri sogni? Sono sicura che la vostra risposta sia no! Beh anche la mia lo è, soprattutto perché credo che se qualcuno vedesse i miei sogni potrebbe prendermi per matta! Sono davvero gelosa della mia fantasia ed immaginazione, come lo è ognuno di noi. Mi sono immedesimata in Bob perché, io come lui, sono una grande sognatrice e se qualcuno mi dicesse che ciò che immagino durante la notte ha un prezzo da pagare, credo che finirei in banca rotta, Ma come sfuggire a ciò? Il protagonista di quest'opera pensa di intraprendere una carriera da gangster e tenta di trovare la soluzione in medicinali sponsorizzati che promettono di far dormire un individuo ad occhi aperti, questo però non basta. Allora uno che fa? Si rifugia nell'amore e cerca disperatamente di fregare il sistema. Non vi dirò se il nostro Bob ce la farà o meno, dovete leggere il libro e scoprirlo da voi, ma quello che posso affermare con certezza è che "Memorie di un sognatore abusivo" è un romanzo fuori dal comune e di certo non vi deluderà!

Buona letture miei cari e alla prossima! 





mercoledì 1 giugno 2016

Recensione: L'ombra del vento

Cari amici, in questi mesi ho avuto il piacere di "incontrare" davvero tantissimi romanzi che mi hanno colpito in positivo. Uno di questi è L'ombra del vento
Ho inserito questo libro in una delle categorie dell' IBC 2016, precisamente quella in cui si chiedeva di leggere un testo ambientato nella città che il lettore maggiormente amava ed io non potevo che scegliere la mia adorata Barcellona!

Ecco la scheda di presentazione di questo romanzo:


Titolo: L'ombra del vento
Data di pubblicazione: 2001
Supporto: cartaceo 
Autore: Carlos Ruiz Zafon
Edizione: Oscar Mondadori
Pagine: 417
Prezzo: 12 euro
Citazione preferita: "Esistono prigioni peggiori delle parole"

Trama: A Barcellona nell'estate del 1945 il proprietario di un negozio di libri usati, conduce il figlio undicenne, Daniel, al cimitero dei libri usati. Proprio in questo luogo, il giovane si sconterà con L'ombra del vento, un romanzo scritto dal misterioso Julian Carax. Dall'ora poi , a causa di questo libro maledetto, Daniel  si imbatterà in un tragico ed enigmatico passato, incontrerà volti amici e nemici, ma soprattutto troverà l'amore della sua vita.






Come faccio sempre per i libri che più mi hanno colpita, voglio fornire a voi degli input tematici che vi permetteranno di capire meglio il romanzo e probabilmente vi spingeranno a comprarlo o se già lo avete, a prenderlo dalla vostra libreria e finalmente leggerlo.


Un libro che parla di libri

"Ogni libro, ogni volume che vedi possiede un' anima, l'anima di chi lo ha scritto e l'anima di coloro che lo hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie ad esso. Ogni volta che un libro cambia proprietario, ogni volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine, il suo spirito acquista forza."

I lettori con la L maiuscola, sanno riconoscere quelli come loro.  L'opera misteriosa di Zafon gira tutta intorno ai libri ed anche se non conosco particolarmente l'autore, mi sembra di capire che sia un grande amante non solo della scrittura ma anche della lettura. Testimoni di ciò sono i luoghi presenti all'interno del romanzo, come il Cimitero dei libri dimenticati, una sorta di paradiso dei lettori, in cui sicuramente ognuno di noi riuscirebbe a trovare un tesoro di cui qualcun altro, non comprendendone il valore, ha voluto disfarsi. Il padre di Daniel è poi un libraio e suo figlio erediterà la libreria di famiglia. 
C'è poi una cosa che invidio a Daniel, lui ha letto "L'ombra del vento" di Julian Carax ed io no.

Il mistero

Che fine avrà fatto Julian Carax? Ma soprattutto chi è? Queste sono le domande che vi assaliranno, ma Zafon è bravo a svelarci la storia un tassello alla volta. Questo vi "costringerà" a dedicare ore e ore alla lettura (sottraendole allo studio nel mio caso), cercando di  scoprire chi "ci" ha imbrogliati, chi ha detto la verità, ma quando un personaggio in particolare vi svelerà ogni cosa, vorrete tornare indietro e rileggere la storia da capo, essendo ormai consapevoli di tutto.
Vorrei tanto parlarvi della rivelazione più importante di tutto il romanzo, che mi ha lasciata senza parole, però sono buona e non lo faccio, ma una volta che lo avrete terminato capirete subito a cosa mi riferisco!

La storia si ripete


Daniel e Julian vivono quasi la medesima storia, solo che per il primo termina in positivo mentre per secondo non si può dire lo stesso. Carax è un uomo che ha sfiorato l'amore, ma lo ha perduto. La sfortunata Penelope (amata da Julian), rivive però nella figura di Bea, la sorella di Thomas Aguilar di cui Daniel è completamente innamorato. Anche queste due figure femminili hanno molto in comune, Julian consapevole di ciò, cercherà infatti di aiutare la coppia di ragazzi a coronare il loro sogno d'amore e riscatterà la propria esistenza.


Fermin Romero de Torres


"Come ci insegna Freud, la donna desidera il contrario di ciò che pensa o afferma, il che, a ben vedere, non è affatto un problema, in quanto l' uomo, come tutti sanno, obbedisce invece agli stimoli del proprio apparato genitale o digestivo."


Io amo Fermin, perché è il personaggio che ha una parola di consolazione per tutti, uno che ha sempre una battuta da pronunciare e cerca il lato positivo di ogni cosa. Lo apprezzo ancora di più  dal  perché ha avuto un passato difficile e tormentato, è stato in prigione ed è continuamente seguito e ostacolato dal commissario Fumero. Fermin vi farà ridere dall'inizio alla fine dell'opera e cercherà anche di smorzare i momenti più drammatici a cui assisteremo.


L'ambientazione


Come vi ho già anticipato, ho scelto questo romanzo soprattutto per la sua ambientazione. Non ho viaggiato tantissimo, ma delle poche mete che ho visitato Barcellona è la mia preferita. E' una città dove moderno e antico si incontrano e si fondono e questo romanzo me l' ha ricordata piacevolmente. Nuria e Julian camminano lungo la spiaggia della Barceloneta, Daniel attraversa Plaça Catalunya in tram, passeggia sulla Rambla e  si reca a Plaça de Sant Felip Neri per parlare proprio con Nuria, che lì vive. Ho citato solo pochi dei luoghi presenti all'interno dell'opera di Zafon, ma ne troverete molti altri durante la vostra lettura, che vi mostreranno uno dei volti di questa magnifica città spagnola.


Potrei dirvi ancora mille cose su questo romanzo, ma finirei con  il svelarvi troppo e quindi cerco di tacere e di lasciarvi il piacere di questa nuova lettura tutta da scoprire.

Un bacione amici e a presto!


sabato 14 maggio 2016

Recensione: Il cavaliere d'inverno

Cari lettori, oggi vi parlerò di un libro che ho amato sin dalla prima pagina e spero di convincervi a leggerlo, perché se non lo farete vi perdere davvero tanto. Ecco la scheda di presentazione:


Titolo: Il cavaliere d'inverno
Autrice: Paullina  Simons
Anno di pubblicazione: 2000
Titolo originale: The bronze horseman
Edizione: BUR
Pagine: 697
Prezzo: 10 euro 
Citazione preferita: " << Ho trovato il vero amore sulle rive del Kama.>>
<< Io l'ho trovato in via Saltjkova - Scedrina, mentre mangiavo il gelato seduta su una panchina.>>
<< Non mi hai trovato Tatia. Non mi stavi neanche cercando. Sono io che ti ho trovata.>>
Lunga pausa.
<< Tu mi.. stavi cercando? >>
<< Da una vita>>. "

Trama: Leningrado, estate 1941. Tatiana e Dasha sono sorelle e condividono tutto, perfino il letto nella loro casa affollata, in cui vivono con i genitori e i nonni. Dasha ha un nuovo fidanzato e non vede l'ora di presentarlo a Tatiana, ma un annuncio alla radio manda di colpo in pezzi la loro serenità: il generale Molotov comunica che la Germania ha invaso la Russia. E' iniziata la guerra.
Tatiana, uscita per fare scorte di cibo, incontra Alexander un giovane ufficiale dell'Armata Rossa. Tra loro nasce un'attrazione irresistibile, ma non sanno che il loro amore è proibito. Tra morte, passione e odio si consuma la guerra, chi sopravviverà a tutto questo?




Come avrete potuto notare dalla trama, in questo romanzo c'è tutto: amore, desiderio, storia, guerra, odio e via discorrendo. Non esagero dicendovi che appena l'ho terminato, mi ci è voluto un po' per prendere in mano un altro libro, perché "Il cavaliere d'inverno" mi ha lasciato tanto, in troppo poco tempo da riuscire a metabollizarlo e da lasciare andare i personaggi a cui mi sono legata, come se fossero miei amici. 
Ho deciso così di passare in rassegna i contenuti che mi hanno più colpita, in modo da darvi un' idea più precisa della lettura che vi sto consigliando e che ( se riesco a convincervi), affronterete.


LA GUERRA: Ho studiato guerre di tutti i tipi, ho guardato film e documentari di ogni genere, ma mai sono riuscita a comprenderne una così tanto. Credetemi se vi dico che vi sembrerà di essere lì e vivere l'attacco di Hitler alla Russia con tutti gli altri personaggi. Questo perché Paullina Simons non tace su nulla: sulla razione quotidiana del pane che ricevevano i lavoratori, i soldati e le persone a carico della famiglia, il numero delle vittime, la violenza delle bombe, ma soprattutto la fame (non vi anticipo niente, capirete tutto leggendo il libro).

DASHA: Dasha è la sorella maggiore di Tatiana, in molti la odiano, ma io no. Erroneamente diversi lettori credono che sia Tania la più fragile, ma io ho capito fin dalla prima volta che ho incontrato questo personaggio che non è così. Dasha è egoista, perché sa che la sorella vale molto più di lei. Conosce la verità ( non posso dirvi su cosa ma lo scoprirete), eppure fa finta di non vedere, perché non vuole perdere l'amore della sua vita, vuole sposarsi e diventare una donna. Ho pianto molto per lei, per il suo sfortunato destino.

DIMITRI: In questo romanzo troviamo anche la figura dell'inetto, opportunista e subdolo Dimitri. Quest'ultimo è "un amico" di Alexander, i due sono stati al fronte insieme ed hanno un segreto che li lega. Su questo farà leva Dimitri per ottenere tutto quello che vuole dall''ufficiale, anche la sua felicità. Inutile dire che non sopporto questo personaggio, ma tranquilli, alla fine avrà ciò che si merita.

L'AMORE:  

"Eri seduta da sola su questa panchina,col tuo sguardo da bambina indifesa,i capelli biondi e gli occhi radiosi. Mangiavi il gelato con un gusto e una dolcezza tali che non potevo credere ai miei occhi. Era come se non ci fosse nient'altro al mondo,in quella domenica d'estate. Ti sto dicendo tutto questo,in modo che se avrai bisogno di coraggio in futuro e io non saró accanto a te,saprai dove cercarlo. Eri lì che mangiavi il gelato,indossavi i tuoi sandali rossi e un vestito stupendo,incurante del fatto che una guerra stava per cominciare e che la vita ti avrebbe portata chissà dove. Era come se sapessi che ce l'avresti fatta,ed è questo il motivo per cui ho attraversato la strada,Tatiana.
Perché io credevo che tu ce l'avresti fatta. Perchè credevo in te."


Tatiana e Alexander vivono un amore così forte e travolgente, che sarà fondamentale per permettere ad entrambi di non farsi vincere dalla guerra, di restare vivi e resistere alla fame e alle bombe. Secondo l'opinione di molti, Alexander è un uomo aggressivo e violento, ma scusatemi se mi permetto di dissentire: a pensare ciò è solo chi non ha capito nulla dell'intera storia. Il protagonista maschile de "Il cavaliere d'inverno", ha solo 22 anni ed ha un passato davvero doloroso alle spalle, questo ci fa capire perché molte volte grida invece di parlare o diventa violento e antipatico quando si tratta di difendere la sua Tania: è il solo modo che conosce per non perderla, per non soffrire di nuovo.
Nella seconda parte del romanzo, poi conosciamo un altro lato del nostro Shura ( nomignolo utilizzato da Tania per riferirsi ad Alexander): dolce, disponibile e romantico. Nei giorni trascorsi a Lazarevo, non fa atro che prendersi cura della sua amata, cerca di non trascurarla, di farle avere tutto ciò che merita, di renderla felice. 


SAGA: Avevo così tante cose di cui parlarvi, da dimenticarmi la più importante. "Il cavaliere d'inverno", è il primo romanzo di una vera e propria trilogia e gli altri due libri che la completano sono:

- Alexander e Tatiana.
- Il Giardino d'estate.

Leggerò e recensirò presto anche loro, quindi sbrigatevi a prendere in mano questo primo volume perchè io vi aspetto qui per ricevere le vostre preziose opinioni. Per farvi venire ancor più curiosità e convincervi ancor di più ad aquistarlo, vi lascio citandovi alcune parole della pagina finale di questo libro.

 "Soldato, lascia che ti accarezzi il viso e baci le tue labbra, lasciami urlare attraverso i mari e sussurrare attraverso i prati ghiacciati della Russia quello che sento per te... Luga, Ladoga, Leningrado, Lazarevo... Alexander, un tempo ora mi hai portata, e ora io porto te. Nella mia eternità, ora io porto te.
Attraverso la Finlandia, attraverso la Svezia, fino in America con le mani tese, mi ergerò e mi farò avanti, destriero nero che galoppa senza cavaliere nella notte. Il tuo cuore, il tuo fucile, mi conforteranno, saranno la mia culla, la mia tomba.
Lazarevo stilla il tuo essere nel mio cuore, goccia d'alba al chiaro di luna, goccia del fiume Kama. Quando mi cerchi, cercami là, perché là sarò tutti i giorni della mia vita."


 

giovedì 21 aprile 2016

Tanti auguri Charlotte Bronte!

Miei cari lettori, oggi è il compleanno di una favolosa scrittrice Charlotte Bronte, così ho deciso di festeggiarla con un post. Devo ammettere che di questa autrice, ho letto solo un'opera e cioè "Jane Eyre", ma ben presto vorrei recuperare, infatti appena le mie finanze me lo permetteranno, acquisterò "Villette" . A questo proposito volevo ricordarvi che la Fazi editore ha pubblicato delle edizioni davvero molte belle anche di opere quasi sconosciute della Bronte, come: "Il professore", "Villette", "Shirley" e via discorrendo ( potrete trovarle tutte sulla pagina ufficiale dell'editore cliccando qui).
Dopo queste informazioni, vorrei passare direttamente a celebrare la cara Charlotte, ma soprattutto vorrei ringraziarla per quello che probabilmente ha insegnato a tutti noi.


 Charlotte, anche se non hai mai amato Jane Austen (e questo per me sarebbe stato un buon motivo per "odiarti"), ho apprezzato così tanto il tuo romanzo da leggerlo tutto d'un fiato. 
Tutti ricordano tua sorella Emily e il suo "Cime Tempestose", ma a me questa cosa non va giù. Ho sempre odiato la petulante e antipatica Catherine, mentre Jane ha suscitato in me un fascino irresistibile, soprattutto per la sua storia, perché di così vere non esistono più.

Grazie, perché ci ha insegnato che anche un orfana senza affetti  ne risorse, può costruirsi un buon futuro e contare qualcosa nel mondo.

Grazie per averci donato Mr Rochester, che sarà anche "vecchio", ma ha fascino da vendere.

Grazie per averci fatto capire che l'amore non ha età, anche quando gli anni di differenza sono più di 20.

Grazie per la brughiera inglese, ogni volta che la "leggo" e la immagino mi viene voglia di tuffarmici dentro, stendere un telo e leggere un libro.

Grazie per la scena in cui Mr Rochester si traveste da zingara indovina. E' stata spassosissima,dove lo trovi un uomo capace di compiere un gesto del genere e che rivela (in un certo senso), il suo amore alla donna che ama?

Grazie per il lieto fine, perché è sempre bello sperare che tutto vada per il meglio. Noi lettori vogliamo proprio questo.

Ed infine cara Charlotte, Tantissimi auguri!!! 


  

lunedì 18 aprile 2016

Gli amori difficili di Italo Calvino

Cari lettori e lettrici, è quasi un mese che non scrivo nel blog e prometto di non allontanarmene per così tanto tempo, mai più! Ma torniamo a noi. Oggi vi parlerò di una raccolta di racconti che ho scelto per l'IBC 2016: 
Gli amori difficili di Italo Calvino
Tutti sanno quanto questo autore mi sia entrato nel cuore. Il nostro primo incontro risale alla lettura del "Barone Rampante", ero una liceale un po' annoiata e durante l'estate del 2009 decisi che a farmi compagnia doveva essere Cosimo di Rondò. Così lui mi ha raccontato tutti i suoi segreti ed io li ascoltati (letti) come se fossero i miei. Da allora, non ho più abbandonato Italo ed ho continuato a vivere nelle sue avventure, perché mi ci trovo sempre troppo bene e posso dirvi che anche questa volta non mi ha per niente delusa!




Titolo: "Gli amori difficili"
Autore: Italo Calvino
Pubblicazione: 1958
Formato: Cartaceo
Prezzo: 11 euro
Edizione: Oscar Mondadori
Pagine: 230
Citazione Preferita: "M'accorgo che correndo verso Y ciò che più desidero non è trovare Y al termine della mia corsa: voglio che sia Y a correre verso di me, è questa la risposta di cui ho bisogno, cioè ho bisogno che lei sappia che io sto correndo verso di lei ma nello stesso tempo ho bisogno di sapere che lei sta correndo verso di me."




Questa raccolta di racconti è divisa in due parti: la prima chiamata, appunto "Gli amori difficili" che comprende le avventure "amorose" di protagonisti sempre diversi (es: l'avventura di un automobilista, l'avventura di un poeta, l'avventura di un impiegato e via discorrendo) e una seconda parte, intitolata "La vita difficile" che raccoglie due racconti "La formica argentina" e "La nuvola di smog".
Adesso non ci resta che inoltrarci all'interno del romanzo, presentandomi i punti che mi hanno più colpita.



IL soldato, di cui parla Calvino nel suo primo racconto, non ha mai conosciuto l'amore. Lui non ha mai provato a toccare una donna, a farlo per davvero. Così approfitta di una vedova, che si trova a salire sul suo stesso treno e che prende posto accanto a lui. La donna lo lascia fare, anzi quasi lo invita ad assaggiare la sua carne, ad entrare nel suo mondo fatto di buio e di solitudine. E così si incontrano, in un'unione fatta di istanti.

Ne l'avventura di un automobilista, l'amore è visto come una corsa verso l'ignoto. Perché a volte davanti ai sentimenti agiamo come degli incoscienti e vogliamo che l'altro faccia altrettanto.
Questo è stato il racconto che mi ha colpito di più, infatti descrive al meglio l'irrazionalità che contraddistingue ognuno di noi, quando ci si trova dinnanzi ad un sentimento così grande che finisce per offuscarci la mente. Solo dopo averlo vissuto, forse, ci soffermeremo a riflettere su tutti gli sbagli che abbiamo fatto, ma ormai sarà tardi e forse è meglio così. Credetemi, magari lo penserete, ma non vorrete mai tornare indietro per cambiare il passato, ciò che avrete fatto farà parte della vostra vita, sarà una delle tante esperienze che nessuno potrà mai toccarvi e un giorno finirete per riderci su.

L'avventura di un fotografo, è di un attualità spaventosa. Calvino mi ha praticamente catapultato nel mondo di oggi fatto di foto, selfie, hashtag e social. Leggete attentamente queste parole:


"Basta che cominciate a dire di qualcosa: << Ah che bello, bisognerebbe proprio fotografarlo!>> e già siete sul terreno di chi pensa che tutto ciò che non é fotografato é perduto, che é come se non fosse esistito, e che quindi per vivere veramente bisogna fotografare quanto più si può, e per fotografare quanto più si può bisogna: o vivere in modo quanto più fotografabile possibile, oppure considerare fotografabile ogni momento della propria vita. La prima porta alla stupidità, la seconda alla pazzia."



Ammettiamolo, abbiamo perso l'amore per la nostra vita, perché non riusciamo più a goderci le piccole cose. Tutto finisce per essere fotografato, anche il cibo, un regalo, una dichiarazione d'amore, perdono di valore quando vengono messi alla mercé di tutti. Ognuno di noi si sente un fotografo, o meglio una star dei social, soprattutto quando viene apprezzato con dei "like", perché quelli ci fanno stare bene, il resto ormai non conta più. 
Leggendo queste pagine, mi sono venute in mente tutte quelle coppiette che al ristorante non si tengono per mano, ma guardano i loro smartphone ed a stento riescono a consumare la cena. Forse non abbiamo più nulla da dirci? Io voglio credere ancora che non sia così.

Infine voglio parlavi del racconto dal titolo "La formica argentina", che ho trovato davvero molto simpatico, ma soprattutto ci ho visto dentro la metafora dell'amore come sopravvivenza. 
Due neo sposi vanno a vivere in un paese completamente assediato dalle formiche argentine. Questo non permette loro di mangiare, dormire e vivere tranquillamente, in quanto sono costretti ad affrontare ogni giorno questi strani animaletti che non hanno alcuna intenzione di andar via, ma che anzi continuano imperterriti a rovinare l'esistenza di tutti gli abitanti del paesino. Dopo varie avventure, rimedi che non funzionano e vicini strambi, l'autore chiude la narrazione con l'immagine dei due innamorati e con il loro bambino, che passeggiano in riva al mare. Insomma, se c'è l'amore c'è tutto.

Spero che questi racconti possano spingervi alla riflessione come hanno fatto con me, perché leggere significa anche questo, andare incontro a qualcosa che non ci aspettavamo, ma che in realtà c'è.
 



sabato 19 marzo 2016

Caro papà, ti scrivo...

Caro Papà, quando ero solo una bambina non sapevo dirti che ti volevo bene, allora prendevo un foglio e una matita, disegnavo i nostri volti felici, le nostre mani intrecciate come se fossero una sola. 
"Tu sei il mio principe azzurro, l'uomo della mia vita", affermavo e tu pur sapendo che non si trattava d'altro che di una bugia dell'infanzia, mi prendevi sulle spalle e dichiaravi "tu sei solo mia e nessuno ti toccherà mai.".
Ero uno scricciolo, ma tu già mi amavi, mi guardavi con gli occhi pieni d'orgoglio e mi facevi sentire come la cosa più preziosa del mondo. Non avevo paura di niente, perché sapevo che c'eri tu a proteggermi, a guidarmi, a dirmi che quella cosa era giusta, mentre l'altra era completamente sbagliata. 
Poi sono cresciuta e si sa, l'amore non è bello se non è litigarello.
Abbiamo discusso per molte cose, papà: la scuola, il coprifuoco, le gonne troppo corte e quell'amica che proprio non ti andava giù, ma mi hai lasciata sbagliare. Ho commesso tanti errori, ma tu non me ne hai ricordato neanche uno, anzi mi hai aiutato a rialzarmi offrendomi una seconda possibilità e hai creduto in me. Perché è facile dire ai propri figli che stanno facendo scelte sbagliate, la cosa difficile è offrirgli una spalla su cui piangere e poi rimboccarsi le maniche insieme a loro, per rimediare a ciò che hanno fatto.
Ho dei sogni complicati e tu lo sai bene papà, all'inizio neanche tu capivi la mia ostinazione per quel futuro che tu vedevi solo di un colore: grigio, come le incertezze che poteva darmi. Poi hai avvertito la mia passione, i miei sacrifici e mi hai sostenuta, perché hai capito che la vita non è solo concretezza, ma anche aspirazione, felicità.
Caro papà, adesso sono diventata grande, ma ho ancora bisogno di te. Perché tu sarai per sempre il mio supereroe, la mia ancora di salvezza, il mio primo Uomo.

Ti voglio bene, auguri Papà <3










giovedì 17 marzo 2016

Perchè leggere un libro rende felici

Torno dall'università, dopo ore di lezione sono stanca e distrutta. Mi reco in palestra per allenarmi, torno a casa, mi faccio una doccia, mi rilasso e apro un libro.
                                         
   STOP

Finalmente il mondo si ferma, ci sono solo io, il divano, la coperta e soprattutto uno dei miei nuovi amici a righe e parole: un romanzo. 

La prima cosa che noto è il colore. Lo sfondo bianco è quello che preferisco, perché è vago, accende la mia immaginazione, tanto da invitarmi a disegnarci sopra qualcosa e da fare una scommessa con l'autore. Se riuscirò ad indovinare almeno qualche particolare della trama, avrò un vantaggio su di lui. 
Inizio a sfogliarne le pagine, a respirarne l'odore. No, non sono pazza, i libri hanno un odore ed anche bello forte. Non mi riferisco a quello di parole stampate, ma ad un odore che evoca cose: epoche passate o future, vicende sconosciute, incanto, razionalità, bellezza, verità.
Scorro tutte le pagine fino alla fine, voglio conoscere il loro numero, così da sapere quando la storia che sto "vivendo" sta per giungere al termine ed essere pronta a dirgli addio.
Leggo i nomi dei personaggi, perché mi dicono sempre qualcosa su di loro. Quelli composti da poche sillabe, mi fanno sempre pensare che nascondino qualcosa. I nomi corti mi piacciono, perché sono pieni di cose da scoprire, quelli lunghi invece si sono già svelati, rispondono all'evidenza ed io ne so qualcosa.
Di solito le storie che amo di più sono quelle che hanno pochi protagonisti, perché sono raccontati al meglio e non creano confusione. Alla fine del romanzo non resto con i miei soliti dubbi, tipo: "ed ora che farà Tizio?", "avrà superato le sue paure?",  "cosa gli riserverà il futuro?" e via discorrendo. Un lettore con i dubbi è un lettore pericoloso, non ci dormirà la notte, potrà "stalkerare" l'autore (se fosse ancora in vita) o addirittura cambiare  finale alla storia. Insomma, cari scrittori vi dò un consiglio, meglio utilizzare pochi personaggi, ma buoni, se no rischierete di farci perdere la testa.
Finalmente mi accingo a leggere il primo capitolo, ecco incontro lei, la scrittura. Subito mi accorgo se l'autore ha tanto da dire o se per dar vita al suo racconto gli son bastate poche parole. 
Lo ammetto, ho un debole per i romanzi chilometrici, dove c'è tanto da dire, anche dopo aver girato l'ultima pagina. Io li chiamo "inesauribili". In quelli piccoli ci sto davvero stretta, quasi mai rispondono alle mie esigenze e aspettative, finisce sempre che resto delusa e mi trovo tra le mani troppi interrogativi a cui nessuno può più rispondere.

Voi direte, fai tutto questo quando leggi un libro? Si, faccio tutto questo, ma soprattutto una cosa che faccio è rendermi felice. 

Un libro rende felice perché è un modo di dire basta allo scorrere lento e problematico della vita. E' una scusa per prendersi del tempo per sé, per vestire i panni di un'altra persona, avere un altro volto e vivere una vita nuova.

Leggere ti cambia la vita.