Visualizzazione post con etichetta Marco Missiroli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Marco Missiroli. Mostra tutti i post

giovedì 14 febbraio 2019

[Recensione]: "Fedeltà" di Marco Missiroli





"Con lui aveva intuito che l'infedeltà poteva essere verso se stessa [...] e aveva saputo che il senso di colpa era un processo banale. La realtà dei fatti, era che era stato naturale. Aveva scopato un ragazzo che le piaceva e che l'aveva fatta godere. Cosa aveva tolto al suo matrimonio?"



Titolo: Fedeltà
Autore: Marco Missiroli
Casa editrice: Einaudi
Data di pubblicazione: 12 Febbraio 2019
Pagine: 224
Prezzo: € 19,00

Trama

Margherita e Carlo non sono una coppia in crisi, hanno un'intesa tenace e si definirebbero felici. Ma un presunto tradimento di lui si trasforma in ossessione per entrambi e diventa un alibi potente per le fantasie di sua moglie.
Nella vita dei due coniugi si inseriscono pian piano Sofia e Andrea. 
Sofia è una giovane studentessa di Carlo, Andrea è il fisioterapista di Margherita. 
L'interrogativo di questa storia è: se siamo fedeli a noi stessi quanto siamo fedeli agli altri?
La risposta si insinua nella forza quieta dei legami, tenuti insieme in queste pagine da Anna, madre di Margherita, il faro illuminante del romanzo, uno di quei personaggi capaci di trasmettere il senso dell'esistenza.


Recensione



Oscar Wilde afferma: "L'unico modo per liberarsi da una tentazione è cedervi". Ma è davvero così? 
Basta lasciarsi andare, sentirsi liberi di tuffarsi nel proibito per archiviare uno sbandamento che può trasformarsi in ossessione?

È proprio questo il quesito attorno a cui ruota la storia di Carlo e Margherita. Lei è un'agente immobiliare, lui un professore che sogna di diventare scrittore, ma in realtà non ci ha neanche mai provato a scrivere qualcosa che sia degno della parola "romanzo". I due sono una coppia felice, fino a quando nella loro vita non si inserisce il dubbio: Carlo è stato visto nel bagno dell'università in compagnia di una studentessa.

Da quel momento lui è ossessionato dal tradimento e lei inizia a utilizzare il presunto adulterio del marito come pretesto per svagare la sua mente e lasciarsi andare a fantasie momentanee che le permettono di sentirsi viva.



"Che parola sbagliata, amante. Che parola sbagliata, tradimento. Rispetto a cosa avrebbe tradito? Cosa toglieva consumandosi con un'altra ragazza, accaparrandosi una gioia momentanea. Alzarsi, rivestirsi, senza instaurare rituali romantici o affettuosi, preservando la liturgia che con sua moglie aveva consolidato negli anni e non avrebbe mai messo in discussione. Cura del patto, costruzione del rapporto, devozione: un lessico che in letteratura era un sinonimo di ingenuità ma che lo inchiodava alla prova dei fatti".


Il tradimento è uno temi più trattati in letteratura, ma Missiroli nel suo nuovo romanzo ne parla in una maniera che potrei definire rivoluzionaria per ben tre motivi.
Il primo è quello della "coppia felice". Di solito quando si tradisce la prima giustificazione a cui ci si appiglia è: eravamo in crisi, c'erano dei problemi. Ma qui non è così. Carlo e Margherita vivono la loro vita matrimoniale in maniera serena, hanno ancora una grande intesa sia fuori che sotto le lenzuola e non pensano neanche una volta di porre fine alla loro esistenza insieme. Però tradiscono o almeno hanno delle tentazioni e provano attrazione sessuale verso altri. Chi non ne prova? Amare una persona significa perdere la facoltà di desiderarne un'altra? Assolutamente no, perché gli impulsi e gli istinti degli esseri umani non sono razionali e soffocarli non si rivela sempre la soluzione giusta.


Così arriviamo al secondo motivo "l'altro/l'altra". L'autore non si limita ad indagare solo lo stato d'animo dei coniugi infedeli, ma anche di coloro che innescano il tradimento: gli amanti. 
L'altra è Sofia, una giovane studentessa di Rimini. Lei non è una vittima, ma neanche una carnefice. 
Carlo la guarda dalla sua cattedra, mentre la ragazza è intenta a svolgere un esercizio di scrittura, e desidera ardentemente possederla. L'atteggiamento di Sofia si rivela molto interessante, vorrebbe ma sa di non potere. Quindi, messa alla prova dalla rivelazione di intenti di Carlo nel bagno dell'università, allunga le distanze. Ma poi si pente di quel non svelato, di quel lasciato a metà e un po' vorrebbe tornare indietro e un po' no. Esattamente come Carlo. 

Ma se non cedere significa ossessione, cedere vuol dire liberazione?
Margherita crede di saperlo, ma non lo sa. Andrea - l'altro - è il suo fisioterapista ventiseienne. Durante le sedute lui è costretto a sfiorarle il pube, quella zona erogena che fa sì che si risveglino i suoi appetiti sessuali, le sue fantasie più nascoste che per lei diventano una necessità da soddisfare. 

L'adulterio in questo romanzo si appropria di un nuovo significato, opposto a quello che vorrebbe la sua definizione, ma che invece ha un senso più profondo e reale: la fedeltà.
Si può essere fedeli a se stessi pur tradendo gli altri, perché spesso per andare avanti bisogna sentirsi vivi e sapere che lo si può fare rischiando è anche meglio. Come Carlo, che si chiede sempre se ce la farà ad andare a letto con un'altra e a far sì che la moglie non lo scopra continuando la vita di tutti i giorni come se niente fosse accaduto. Come se non fosse andato a letto con un'altra prima di cena, dopo aver accompagnato il figlio a scuola o durante la pausa pranzo. Ma ce la fa, ci riesce. Perché è naturale, è  umano. Non è riuscito a trovare un lavoro all'altezza delle aspettative di suo padre, non riesce a scrivere un romanzo, ma riesce a tradire e a soddisfare i suoi istinti sessuali.


Ma andiamo al terzo motivo: il "futuro".
"Fedeltà" è diviso in due parti. La prima è ambientata nel 2009, mentre la seconda nel 2018.
Missiroli si è chiesto cosa potesse succedere dopo un tradimento, riferendosi non a un futuro immediato, ma a un futuro prossimo. Così, ritroviamo i quattro protagonisti delle infedeltà 9 anni dopo le vicende che li hanno uniti e allontanati. Alcuni hanno dimenticato, mentre altri continuano a pensarci ossessivamente. Ed ecco che il lettore si ritrova a cambiare mille volte idea e diventa tutta un'alternanza di "soffoca e cedi" che si dissolvono nella parte finale del romanzo, la quale lascia spazio alle emozioni più forti che non lasciano scampo alla commozione.



" - Voi del dopoguerra vi allarmate solo per i soldi.
- Perché sui matrimoni ci adattavamo.
Margherita la fissò.
Sua madre era seria. 
- Adattarsi era una libertà, tesoro. 
- Io non ce la faccio ad adattarmi.
- A te le libertà faticose non ti sono mai piaciute."




Il personaggio più interessante di "Fedeltà" è sicuramente Anna, la madre di Margherita. 
Anna è una brava sarta e ormai vedova del suo Fausto, un uomo che molto probabilmente custodiva nel suo cuore anche un'altra donna. 
Anna è un po' il fil rouge di tutta la vicenda, in lei si raccolgono i segreti più intimi dei due coniugi, i loro dubbi e le loro incertezze. È una suocera attenta, nutre una grande devozione per suo genero e amore per sua figlia. Sa consigliare senza giudicare e placare le ansie e i malumori. 
Insomma, Anna è la luce che illumina le vite dei protagonisti di questo romanzo, lo spiraglio di speranza per il futuro. Quando il ritmo della storia diventa incalzante la figura di questa donna placida e sorridente dà vita a una boccata d'aria fresca, che il lettore si concede volentieri prima di ritornare all'intreccio e alle infedeltà delle fedeltà. 




Giudizio



Ci sarebbe ancora tanto altro da aggiungere, come le descrizioni di Milano che si fa teatro della storia di Carlo e Margherita e che l'autore ci fa scoprire a pieno portandoci a passeggiare tra Parco Sempione, via delle Leghe, via Concordia ecc. O ancora  potrei parlarvi del narratore che quasi spia i personaggi rivelandoci le fedeltà e le infedeltà di ognuno di essi. Ma basta così. "Fedeltà" è un romanzo che va scoperto pagina dopo pagina. Per me è stato per certi versi illuminante e spero che lo sia anche per voi. Voglio fare un solo appunto, trovo che all'interno della narrazione ci sia un non so che di non detto e di sospeso che mi ha lasciato un po' di insoddisfazione in alcuni punti della storia, avrei preferito più dettagli e particolari per soddisfare la mia sete di lettrice, ma questa "sottrazione" dell'autore è una scelta che rispetto e che non mi ha fatto apprezzare di meno la sua opera. Detto questo, concludo assegnando 4 penne a "Fedeltà" e con l'augurio di sentirne parlare presto accostato al Premio Strega.



Un abbraccio e a presto,
la vostra Contessa. 

giovedì 24 maggio 2018

[Recensione]: "Atti osceni in luogo privato" di Marco Missiroli

Buon giovedì cari amici, la settimana è quasi giunta al termine, il caldo inizia a farsi sentire ed io in questa atmosfera super positiva voglio parlarvi di un libro che mi è entrato nel cuore e che difficilmente dimenticherò. Ecco la scheda:



Titolo: Atti osceni in luogo privato
Autore: Marco Missiroli
Data di pubblicazione: 14 aprile 2016
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 256
Prezzo: € 9,00

Trama

Libero Marsell si è appena trasferito a Parigi con la sua famiglia, ha 12 annie scopre che sua madre ha iniziato a tradire suo padre. Da quel momento in poi si affaccia al mondo, inizia a conoscere la perdita di sé nel sesso e nell'amore. Incontra Marie, una bibliotecaria, che diventerà sua amica e confidente e  la sensuale Lunette, che lo conduce verso la gelosia e lo strazio. Libero tornerà a Milano e affronterà il cambiamento servendo i tavoli dell'osteria di Giorgio sui Navigli. Libero Marsell è un personaggio che cresce con noi, pagina dopo pagina, guidato dai suoi maestri di vita a scoprire l'oscenità che lo libera dalla dipendenza di ogni frase fatta, di ogni atto dovuto, in nome dello stupore di esistere.


Recensione


Io credo che i libri si possano dividere in due categorie: quelli provvisori e quelli della vita. I primi ti fanno compagnia per un'ora, un giorno o settimane, possono rivelarsi piacevoli o non, ma una cosa è certa, non ritornano. I libri della vita, invece, sono quelli in cui ritrovi te stesso, i tuoi dubbi, le tue paure nascoste e sai per certo che ti ritroverai a rileggerli nei momenti più tristi e in quelli più felici, perché costituiranno sempre un punto fermo, un amico fidato in cui rifugiarsi. Così, "Atti osceni in luogo privato" è diventato uno dei libri della mia vita. Il protagonista, Libero Marsell, è me, è tutti noi. Seguiamo l'evolversi della sua vita dall'infanzia fino all'età adulta, attraverso le sue esperienze sentimentali e le vicende umane delle persone che lo circondano: il signore e la signora Marsell, Emmanuel, Lunette, Giorgio, Frida e Marie. Quest'ultima è di certo il mio personaggio preferito. Marie è una bibliotecaria che ha tanto sofferto per amore e che, quindi, ha deciso di intraprendere la strada della solitudine. Nei momenti più gioiosi e disperati lei sarà il faro che illuminerà il cammino del protagonista, prestandogli soccorso attraverso i libri che gli consiglierà e che accompagneranno Libero per tutta la sua vita. 


"I libri spostavano la mia gravità e attuavano una legge: avevano iniziato a mettermi al mondo"

"Un amore" e "Il deserto dei Tartari" di Dino Buzzati, "Mentre morivo" di William Faulkner, "L'amante" di Marguerite Dumas e "Lo straniero" di Albert Camus sono solo alcuni de titoli che si alterneranno nel romanzo e che scandiranno le tappe più importanti della vita del protagonista. Libero li sfoglia desideroso di risposte e molto spesso finisce con il trovare in quelle pagine delle vere e proprie analogie con momenti della sua esistenza. 

"... ti vedevo a mille chilometri di distanza con la paura di scegliere tra la vita e l'oscenità, senza sapere che sono la stessa cosa. L'osceno è il tumulto privato che ognuno ha, e che i liberi vivono. Si chiama esistere, e a volte diventa sentimento."

"Atti osceni in luogo privato" non è un titolo messo lì a caso, ma ha un senso. Infatti, il suo protagonista attraversa l'infanzia, l'adolescenza e l'età adulta scoprendo la sua sessualità, per mezzo della quale riuscirà ad esprimere anche i suoi stati d'animo e che via via con il tempo diventerà sempre più consapevole e matura.

Devo terminare questa recensione parlando di ciò che ho apprezzato davvero tanto di Libero, ossia il fatto che lui non si risparmi mai. Infatti, vive a pieno tutte le sofferenze e le emozioni che il destino pone sulla sua strada. E sarà proprio questo il punto in cui il romanzo di Missiroli vi farà riflettere e giungere alla conclusione che nella vita non bisogna sfuggire a nulla, neanche al dolore perché spesso, proprio grazie ad esso, riusciamo a toccare il fondo per poi rimboccarci le maniche e trovare la forza necessaria ad andare avanti. 


Giudizio



Se avete letto la recensione non sarete sorpresi nel constatare che ho assegnato ad "Atti osceni in luogo privato" il massimo punteggio. Sarà che la scrittura di Missiroli mi incanta, che in ogni singola sfumatura di Libero mi sono riconosciuta oppure per la bellezza del personaggio di Marie, ma io sono stata talmente catturata da questo romanzo che avrei voluto non giungere mai alla parola FINE.


A presto,
la vostra Contessa.

giovedì 27 aprile 2017

[Recensione]: Il senso dell'elefante di Marco Missiroli

Cari lettori, oggi vi parlo di un libro che ho scoperto per caso perché regalatomi dal mio fidanzato (si, i libri me li regala sempre lui) per il mio compleanno (14 agosto) dell'anno scorso. Mi pento tanto di averci messo un po' a decidere di leggerlo, perché l'ho apprezzato tantissimo e ancora di più ho apprezzato l'autore. Di che romanzo sto parlando? Ve lo svelo nella scheda:




Titolo: Il senso dell'elefante
Autore: Marco Missiroli
Casa editrice: Guanda
Anno di pubblicazione: 2012
Prezzo: € 11,50


Trama

La devozione verso tutti i figli, al di là dei legami di sangue: è il senso dell'elefante, codice inscritto in uno dei mammiferi più controversi, e amuleto di una storia che comincia in un condominio di Milano. Pietro è il nuovo portinaio, ha lasciato all'improvviso la sua Rimini per affrontare un destino chiuso tra le mura del palazzo su cui sta vegliando. Era prete fino a poco tempo prima, ora è custode taciturno di chiavi e appartamenti, segnato da un rapporto enigmatico con uno dei condomini, il dottor Martini, un giovane medico che vive con moglie e figlia al secondo piano. Perché Pietro entra in casa dei Martini quando lui non c'è? Perché lo segue fino a condividere con lui una verità inconfessabile? In questo romanzo Marco Missiroli va al cuore della sua narrativa, raccontando il sottile confine tra l'amore e il tradimento, il conflitto con la fede e la dedizione verso l'altro. A partire da una semplice, terribile domanda. a cosa siamo disposti a rinunciare per difendere i nostri legami?



Recensione

Attraverso questo romanzo ho conosciuto Marco Missiroli, un autore di cui sentivo parlare da tanto e che ho incontrato per caso. "Il senso dell'elefante" è stato un romanzo messomi in mano dal destino per via de il libro al buio della Feltrinelli. Come funziona? Acquisti un libro incartato con sopra solo delle frasi che fungono da indizio per farti capire un minimo cosa ci sarà all'interno e poi lo scarti e ci trovi la tua prossima lettura. Grazie a questa iniziativa della Feltrinelli devo dire che ho scoperto dei romanzi meravigliosi, che se non mi fossero capitati tra le mani, forse non avrei mai letto. "Il senso dell'elefante" è sicuramente uno di questi. Mi piace definire questo libro SOFFERENTE, perché lo scrivo a lettere grandi? Beh, perché il dolore che si respira in questo romanzo è grande quanto loro. 
Si può essere padre senza esserlo per davvero? Ci si può ritenere padre dopo una vita di assenza? Questi sono gli interrogativi a cui devono rispondere Pietro, un ex prete vissuto a Rimini e poi trasferitosi a Milano per svolgere la mansione di portinaio in un palazzo borghese, e Luca, uno dei condomini di quel palazzo, che vive al secondo piano con una moglie e una figlia. Il nuovo portinaio sembra essere coinvolto emotivamente dalla vita di Luca, il dottor Martini. Infatti, perlustra la sua casa quando lui non c'è, parla con sua moglie e sua figlia, ma soprattutto va a trovarlo nell'ospedale dove lavora e si affeziona anche ai suoi piccoli pazienti in fin di vita, in special modo a Lorenzo a cui regala un peluche di elefante.


«Dimenticavo: grazie. Per l'elefante.»
«Non sapevo cosa prendergli.»
Il dottore si adagiò al sedile.
«Lorenzo ha una predilezione per gli elefanti.» Annuì. «Anche io ho una predilezione. Da quando ho letto che si occupano del branco senza badare alla parentela.»
«Tutti per tutti. Una specie di medico della savana.»
«Tutti per tutti.»

L'elefante è una specie di amuleto in questa storia, perché tiene le fila del discorso e non ci fa perdere mai di vista l'oggetto del romanzo. L'elefante, si prende cura di tutti i cuccioli del branco pur non essendone padre. Come Pietro fa con Fernando, il ragazzone "strambo" figlio di Paola, una vedova sola che cerca disperatamente qualcuno con cui trascorrere il resto della sua vita, o con Sara la figlia del dottor Martini ed ancora con lo stesso avvocato Poppi, l'amministratore del palazzo che ha voluto fortemente l'assunzione di Pietro come portinaio e conosce tutti i suoi segreti. 

Nel romanzo si trovano una serie di flashback che riguardano la vita di Pietro quando era ancora prete ed ha capito finalmente che colui che amava non era Dio, ma Celeste, una strega che gli aveva fatto perdere completamente la testa. Missiroli separa questo ritorno al passato e il racconto del presente solo attraverso uno spazio bianco, perché i due tempi non sono così distanti tra loro e si incontrano e si intersecano di continuo, fino a scontrarsi. 

Pietro si accorge presto che la vita di Luca non è così felice come potrebbe sembrare, Viola, la moglie e Riccardo, il suo migliore amico gli nascondono un terribile segreto che il dottor Martini in realtà conosce, ma che ha sempre fatto finta di non sapere per non soffrire, per non vedere la sua vita completamente stravolta.

«La gente si lascia perché ad un certo punto decide di provare qualcun altro.» Sfiorò l'elefante.
«É l'amore minimo.»
                                     Riccardo fissò la strada e di nuovo il portinaio.
«E quale sarebbe l'amore massimo?»
«Difendere l'amore per una sola persona.»
«A volte non si può.»
«Perché non lo si vuole.»
«Parli da prete.»
«Parlo da vecchio.»
Riccardo batté le dita sul volante. «Quindi con Dio era minimo.»
«Non era amore.»
«Allora perché ti sei fatto prete?»
«Perché non ho mai conosciuto altro.»



Alla fine del romanzo, tra un flashback e l'altro il lettore si trova a scoprire quel passato che ormai già immaginava e quei segreti che tanto segreti non lo erano mai stati. Qui, Pietro, prende una decisione molto forte e cruenta, e commette un'azione che solo un genitore può compiere per salvare suo figlio da un destino già scritto. Pietro salva Luca, ma condanna se stesso, ad una vita senza legami, ad una fine che non meritava. 


                                                       
                                                                      Giudizio





"Il senso dell'elefante" fa parte di quei romanzi  che amo così tanto perché trasudano sofferenza da tutti i pori e più un libro è dolente, più ha da insegnarmi. Lo consiglio a tutti, ma soprattutto a quei padri che non hanno il coraggio di dire ai proprio figli quanto li amino e a quei figli che sottovalutano la presenza del proprio padre nella loro vita. 5 penne, super meritate. 


A presto

La contessa