sabato 14 maggio 2016

Recensione: Il cavaliere d'inverno

Cari lettori, oggi vi parlerò di un libro che ho amato sin dalla prima pagina e spero di convincervi a leggerlo, perché se non lo farete vi perdere davvero tanto. Ecco la scheda di presentazione:


Titolo: Il cavaliere d'inverno
Autrice: Paullina  Simons
Anno di pubblicazione: 2000
Titolo originale: The bronze horseman
Edizione: BUR
Pagine: 697
Prezzo: 10 euro 
Citazione preferita: " << Ho trovato il vero amore sulle rive del Kama.>>
<< Io l'ho trovato in via Saltjkova - Scedrina, mentre mangiavo il gelato seduta su una panchina.>>
<< Non mi hai trovato Tatia. Non mi stavi neanche cercando. Sono io che ti ho trovata.>>
Lunga pausa.
<< Tu mi.. stavi cercando? >>
<< Da una vita>>. "

Trama: Leningrado, estate 1941. Tatiana e Dasha sono sorelle e condividono tutto, perfino il letto nella loro casa affollata, in cui vivono con i genitori e i nonni. Dasha ha un nuovo fidanzato e non vede l'ora di presentarlo a Tatiana, ma un annuncio alla radio manda di colpo in pezzi la loro serenità: il generale Molotov comunica che la Germania ha invaso la Russia. E' iniziata la guerra.
Tatiana, uscita per fare scorte di cibo, incontra Alexander un giovane ufficiale dell'Armata Rossa. Tra loro nasce un'attrazione irresistibile, ma non sanno che il loro amore è proibito. Tra morte, passione e odio si consuma la guerra, chi sopravviverà a tutto questo?




Come avrete potuto notare dalla trama, in questo romanzo c'è tutto: amore, desiderio, storia, guerra, odio e via discorrendo. Non esagero dicendovi che appena l'ho terminato, mi ci è voluto un po' per prendere in mano un altro libro, perché "Il cavaliere d'inverno" mi ha lasciato tanto, in troppo poco tempo da riuscire a metabollizarlo e da lasciare andare i personaggi a cui mi sono legata, come se fossero miei amici. 
Ho deciso così di passare in rassegna i contenuti che mi hanno più colpita, in modo da darvi un' idea più precisa della lettura che vi sto consigliando e che ( se riesco a convincervi), affronterete.


LA GUERRA: Ho studiato guerre di tutti i tipi, ho guardato film e documentari di ogni genere, ma mai sono riuscita a comprenderne una così tanto. Credetemi se vi dico che vi sembrerà di essere lì e vivere l'attacco di Hitler alla Russia con tutti gli altri personaggi. Questo perché Paullina Simons non tace su nulla: sulla razione quotidiana del pane che ricevevano i lavoratori, i soldati e le persone a carico della famiglia, il numero delle vittime, la violenza delle bombe, ma soprattutto la fame (non vi anticipo niente, capirete tutto leggendo il libro).

DASHA: Dasha è la sorella maggiore di Tatiana, in molti la odiano, ma io no. Erroneamente diversi lettori credono che sia Tania la più fragile, ma io ho capito fin dalla prima volta che ho incontrato questo personaggio che non è così. Dasha è egoista, perché sa che la sorella vale molto più di lei. Conosce la verità ( non posso dirvi su cosa ma lo scoprirete), eppure fa finta di non vedere, perché non vuole perdere l'amore della sua vita, vuole sposarsi e diventare una donna. Ho pianto molto per lei, per il suo sfortunato destino.

DIMITRI: In questo romanzo troviamo anche la figura dell'inetto, opportunista e subdolo Dimitri. Quest'ultimo è "un amico" di Alexander, i due sono stati al fronte insieme ed hanno un segreto che li lega. Su questo farà leva Dimitri per ottenere tutto quello che vuole dall''ufficiale, anche la sua felicità. Inutile dire che non sopporto questo personaggio, ma tranquilli, alla fine avrà ciò che si merita.

L'AMORE:  

"Eri seduta da sola su questa panchina,col tuo sguardo da bambina indifesa,i capelli biondi e gli occhi radiosi. Mangiavi il gelato con un gusto e una dolcezza tali che non potevo credere ai miei occhi. Era come se non ci fosse nient'altro al mondo,in quella domenica d'estate. Ti sto dicendo tutto questo,in modo che se avrai bisogno di coraggio in futuro e io non saró accanto a te,saprai dove cercarlo. Eri lì che mangiavi il gelato,indossavi i tuoi sandali rossi e un vestito stupendo,incurante del fatto che una guerra stava per cominciare e che la vita ti avrebbe portata chissà dove. Era come se sapessi che ce l'avresti fatta,ed è questo il motivo per cui ho attraversato la strada,Tatiana.
Perché io credevo che tu ce l'avresti fatta. Perchè credevo in te."


Tatiana e Alexander vivono un amore così forte e travolgente, che sarà fondamentale per permettere ad entrambi di non farsi vincere dalla guerra, di restare vivi e resistere alla fame e alle bombe. Secondo l'opinione di molti, Alexander è un uomo aggressivo e violento, ma scusatemi se mi permetto di dissentire: a pensare ciò è solo chi non ha capito nulla dell'intera storia. Il protagonista maschile de "Il cavaliere d'inverno", ha solo 22 anni ed ha un passato davvero doloroso alle spalle, questo ci fa capire perché molte volte grida invece di parlare o diventa violento e antipatico quando si tratta di difendere la sua Tania: è il solo modo che conosce per non perderla, per non soffrire di nuovo.
Nella seconda parte del romanzo, poi conosciamo un altro lato del nostro Shura ( nomignolo utilizzato da Tania per riferirsi ad Alexander): dolce, disponibile e romantico. Nei giorni trascorsi a Lazarevo, non fa atro che prendersi cura della sua amata, cerca di non trascurarla, di farle avere tutto ciò che merita, di renderla felice. 


SAGA: Avevo così tante cose di cui parlarvi, da dimenticarmi la più importante. "Il cavaliere d'inverno", è il primo romanzo di una vera e propria trilogia e gli altri due libri che la completano sono:

- Alexander e Tatiana.
- Il Giardino d'estate.

Leggerò e recensirò presto anche loro, quindi sbrigatevi a prendere in mano questo primo volume perchè io vi aspetto qui per ricevere le vostre preziose opinioni. Per farvi venire ancor più curiosità e convincervi ancor di più ad aquistarlo, vi lascio citandovi alcune parole della pagina finale di questo libro.

 "Soldato, lascia che ti accarezzi il viso e baci le tue labbra, lasciami urlare attraverso i mari e sussurrare attraverso i prati ghiacciati della Russia quello che sento per te... Luga, Ladoga, Leningrado, Lazarevo... Alexander, un tempo ora mi hai portata, e ora io porto te. Nella mia eternità, ora io porto te.
Attraverso la Finlandia, attraverso la Svezia, fino in America con le mani tese, mi ergerò e mi farò avanti, destriero nero che galoppa senza cavaliere nella notte. Il tuo cuore, il tuo fucile, mi conforteranno, saranno la mia culla, la mia tomba.
Lazarevo stilla il tuo essere nel mio cuore, goccia d'alba al chiaro di luna, goccia del fiume Kama. Quando mi cerchi, cercami là, perché là sarò tutti i giorni della mia vita."


 

giovedì 21 aprile 2016

Tanti auguri Charlotte Bronte!

Miei cari lettori, oggi è il compleanno di una favolosa scrittrice Charlotte Bronte, così ho deciso di festeggiarla con un post. Devo ammettere che di questa autrice, ho letto solo un'opera e cioè "Jane Eyre", ma ben presto vorrei recuperare, infatti appena le mie finanze me lo permetteranno, acquisterò "Villette" . A questo proposito volevo ricordarvi che la Fazi editore ha pubblicato delle edizioni davvero molte belle anche di opere quasi sconosciute della Bronte, come: "Il professore", "Villette", "Shirley" e via discorrendo ( potrete trovarle tutte sulla pagina ufficiale dell'editore cliccando qui).
Dopo queste informazioni, vorrei passare direttamente a celebrare la cara Charlotte, ma soprattutto vorrei ringraziarla per quello che probabilmente ha insegnato a tutti noi.


 Charlotte, anche se non hai mai amato Jane Austen (e questo per me sarebbe stato un buon motivo per "odiarti"), ho apprezzato così tanto il tuo romanzo da leggerlo tutto d'un fiato. 
Tutti ricordano tua sorella Emily e il suo "Cime Tempestose", ma a me questa cosa non va giù. Ho sempre odiato la petulante e antipatica Catherine, mentre Jane ha suscitato in me un fascino irresistibile, soprattutto per la sua storia, perché di così vere non esistono più.

Grazie, perché ci ha insegnato che anche un orfana senza affetti  ne risorse, può costruirsi un buon futuro e contare qualcosa nel mondo.

Grazie per averci donato Mr Rochester, che sarà anche "vecchio", ma ha fascino da vendere.

Grazie per averci fatto capire che l'amore non ha età, anche quando gli anni di differenza sono più di 20.

Grazie per la brughiera inglese, ogni volta che la "leggo" e la immagino mi viene voglia di tuffarmici dentro, stendere un telo e leggere un libro.

Grazie per la scena in cui Mr Rochester si traveste da zingara indovina. E' stata spassosissima,dove lo trovi un uomo capace di compiere un gesto del genere e che rivela (in un certo senso), il suo amore alla donna che ama?

Grazie per il lieto fine, perché è sempre bello sperare che tutto vada per il meglio. Noi lettori vogliamo proprio questo.

Ed infine cara Charlotte, Tantissimi auguri!!! 


  

lunedì 18 aprile 2016

Gli amori difficili di Italo Calvino

Cari lettori e lettrici, è quasi un mese che non scrivo nel blog e prometto di non allontanarmene per così tanto tempo, mai più! Ma torniamo a noi. Oggi vi parlerò di una raccolta di racconti che ho scelto per l'IBC 2016: 
Gli amori difficili di Italo Calvino
Tutti sanno quanto questo autore mi sia entrato nel cuore. Il nostro primo incontro risale alla lettura del "Barone Rampante", ero una liceale un po' annoiata e durante l'estate del 2009 decisi che a farmi compagnia doveva essere Cosimo di Rondò. Così lui mi ha raccontato tutti i suoi segreti ed io li ascoltati (letti) come se fossero i miei. Da allora, non ho più abbandonato Italo ed ho continuato a vivere nelle sue avventure, perché mi ci trovo sempre troppo bene e posso dirvi che anche questa volta non mi ha per niente delusa!




Titolo: "Gli amori difficili"
Autore: Italo Calvino
Pubblicazione: 1958
Formato: Cartaceo
Prezzo: 11 euro
Edizione: Oscar Mondadori
Pagine: 230
Citazione Preferita: "M'accorgo che correndo verso Y ciò che più desidero non è trovare Y al termine della mia corsa: voglio che sia Y a correre verso di me, è questa la risposta di cui ho bisogno, cioè ho bisogno che lei sappia che io sto correndo verso di lei ma nello stesso tempo ho bisogno di sapere che lei sta correndo verso di me."




Questa raccolta di racconti è divisa in due parti: la prima chiamata, appunto "Gli amori difficili" che comprende le avventure "amorose" di protagonisti sempre diversi (es: l'avventura di un automobilista, l'avventura di un poeta, l'avventura di un impiegato e via discorrendo) e una seconda parte, intitolata "La vita difficile" che raccoglie due racconti "La formica argentina" e "La nuvola di smog".
Adesso non ci resta che inoltrarci all'interno del romanzo, presentandomi i punti che mi hanno più colpita.



IL soldato, di cui parla Calvino nel suo primo racconto, non ha mai conosciuto l'amore. Lui non ha mai provato a toccare una donna, a farlo per davvero. Così approfitta di una vedova, che si trova a salire sul suo stesso treno e che prende posto accanto a lui. La donna lo lascia fare, anzi quasi lo invita ad assaggiare la sua carne, ad entrare nel suo mondo fatto di buio e di solitudine. E così si incontrano, in un'unione fatta di istanti.

Ne l'avventura di un automobilista, l'amore è visto come una corsa verso l'ignoto. Perché a volte davanti ai sentimenti agiamo come degli incoscienti e vogliamo che l'altro faccia altrettanto.
Questo è stato il racconto che mi ha colpito di più, infatti descrive al meglio l'irrazionalità che contraddistingue ognuno di noi, quando ci si trova dinnanzi ad un sentimento così grande che finisce per offuscarci la mente. Solo dopo averlo vissuto, forse, ci soffermeremo a riflettere su tutti gli sbagli che abbiamo fatto, ma ormai sarà tardi e forse è meglio così. Credetemi, magari lo penserete, ma non vorrete mai tornare indietro per cambiare il passato, ciò che avrete fatto farà parte della vostra vita, sarà una delle tante esperienze che nessuno potrà mai toccarvi e un giorno finirete per riderci su.

L'avventura di un fotografo, è di un attualità spaventosa. Calvino mi ha praticamente catapultato nel mondo di oggi fatto di foto, selfie, hashtag e social. Leggete attentamente queste parole:


"Basta che cominciate a dire di qualcosa: << Ah che bello, bisognerebbe proprio fotografarlo!>> e già siete sul terreno di chi pensa che tutto ciò che non é fotografato é perduto, che é come se non fosse esistito, e che quindi per vivere veramente bisogna fotografare quanto più si può, e per fotografare quanto più si può bisogna: o vivere in modo quanto più fotografabile possibile, oppure considerare fotografabile ogni momento della propria vita. La prima porta alla stupidità, la seconda alla pazzia."



Ammettiamolo, abbiamo perso l'amore per la nostra vita, perché non riusciamo più a goderci le piccole cose. Tutto finisce per essere fotografato, anche il cibo, un regalo, una dichiarazione d'amore, perdono di valore quando vengono messi alla mercé di tutti. Ognuno di noi si sente un fotografo, o meglio una star dei social, soprattutto quando viene apprezzato con dei "like", perché quelli ci fanno stare bene, il resto ormai non conta più. 
Leggendo queste pagine, mi sono venute in mente tutte quelle coppiette che al ristorante non si tengono per mano, ma guardano i loro smartphone ed a stento riescono a consumare la cena. Forse non abbiamo più nulla da dirci? Io voglio credere ancora che non sia così.

Infine voglio parlavi del racconto dal titolo "La formica argentina", che ho trovato davvero molto simpatico, ma soprattutto ci ho visto dentro la metafora dell'amore come sopravvivenza. 
Due neo sposi vanno a vivere in un paese completamente assediato dalle formiche argentine. Questo non permette loro di mangiare, dormire e vivere tranquillamente, in quanto sono costretti ad affrontare ogni giorno questi strani animaletti che non hanno alcuna intenzione di andar via, ma che anzi continuano imperterriti a rovinare l'esistenza di tutti gli abitanti del paesino. Dopo varie avventure, rimedi che non funzionano e vicini strambi, l'autore chiude la narrazione con l'immagine dei due innamorati e con il loro bambino, che passeggiano in riva al mare. Insomma, se c'è l'amore c'è tutto.

Spero che questi racconti possano spingervi alla riflessione come hanno fatto con me, perché leggere significa anche questo, andare incontro a qualcosa che non ci aspettavamo, ma che in realtà c'è.
 



sabato 19 marzo 2016

Caro papà, ti scrivo...

Caro Papà, quando ero solo una bambina non sapevo dirti che ti volevo bene, allora prendevo un foglio e una matita, disegnavo i nostri volti felici, le nostre mani intrecciate come se fossero una sola. 
"Tu sei il mio principe azzurro, l'uomo della mia vita", affermavo e tu pur sapendo che non si trattava d'altro che di una bugia dell'infanzia, mi prendevi sulle spalle e dichiaravi "tu sei solo mia e nessuno ti toccherà mai.".
Ero uno scricciolo, ma tu già mi amavi, mi guardavi con gli occhi pieni d'orgoglio e mi facevi sentire come la cosa più preziosa del mondo. Non avevo paura di niente, perché sapevo che c'eri tu a proteggermi, a guidarmi, a dirmi che quella cosa era giusta, mentre l'altra era completamente sbagliata. 
Poi sono cresciuta e si sa, l'amore non è bello se non è litigarello.
Abbiamo discusso per molte cose, papà: la scuola, il coprifuoco, le gonne troppo corte e quell'amica che proprio non ti andava giù, ma mi hai lasciata sbagliare. Ho commesso tanti errori, ma tu non me ne hai ricordato neanche uno, anzi mi hai aiutato a rialzarmi offrendomi una seconda possibilità e hai creduto in me. Perché è facile dire ai propri figli che stanno facendo scelte sbagliate, la cosa difficile è offrirgli una spalla su cui piangere e poi rimboccarsi le maniche insieme a loro, per rimediare a ciò che hanno fatto.
Ho dei sogni complicati e tu lo sai bene papà, all'inizio neanche tu capivi la mia ostinazione per quel futuro che tu vedevi solo di un colore: grigio, come le incertezze che poteva darmi. Poi hai avvertito la mia passione, i miei sacrifici e mi hai sostenuta, perché hai capito che la vita non è solo concretezza, ma anche aspirazione, felicità.
Caro papà, adesso sono diventata grande, ma ho ancora bisogno di te. Perché tu sarai per sempre il mio supereroe, la mia ancora di salvezza, il mio primo Uomo.

Ti voglio bene, auguri Papà <3










giovedì 17 marzo 2016

Perchè leggere un libro rende felici

Torno dall'università, dopo ore di lezione sono stanca e distrutta. Mi reco in palestra per allenarmi, torno a casa, mi faccio una doccia, mi rilasso e apro un libro.
                                         
   STOP

Finalmente il mondo si ferma, ci sono solo io, il divano, la coperta e soprattutto uno dei miei nuovi amici a righe e parole: un romanzo. 

La prima cosa che noto è il colore. Lo sfondo bianco è quello che preferisco, perché è vago, accende la mia immaginazione, tanto da invitarmi a disegnarci sopra qualcosa e da fare una scommessa con l'autore. Se riuscirò ad indovinare almeno qualche particolare della trama, avrò un vantaggio su di lui. 
Inizio a sfogliarne le pagine, a respirarne l'odore. No, non sono pazza, i libri hanno un odore ed anche bello forte. Non mi riferisco a quello di parole stampate, ma ad un odore che evoca cose: epoche passate o future, vicende sconosciute, incanto, razionalità, bellezza, verità.
Scorro tutte le pagine fino alla fine, voglio conoscere il loro numero, così da sapere quando la storia che sto "vivendo" sta per giungere al termine ed essere pronta a dirgli addio.
Leggo i nomi dei personaggi, perché mi dicono sempre qualcosa su di loro. Quelli composti da poche sillabe, mi fanno sempre pensare che nascondino qualcosa. I nomi corti mi piacciono, perché sono pieni di cose da scoprire, quelli lunghi invece si sono già svelati, rispondono all'evidenza ed io ne so qualcosa.
Di solito le storie che amo di più sono quelle che hanno pochi protagonisti, perché sono raccontati al meglio e non creano confusione. Alla fine del romanzo non resto con i miei soliti dubbi, tipo: "ed ora che farà Tizio?", "avrà superato le sue paure?",  "cosa gli riserverà il futuro?" e via discorrendo. Un lettore con i dubbi è un lettore pericoloso, non ci dormirà la notte, potrà "stalkerare" l'autore (se fosse ancora in vita) o addirittura cambiare  finale alla storia. Insomma, cari scrittori vi dò un consiglio, meglio utilizzare pochi personaggi, ma buoni, se no rischierete di farci perdere la testa.
Finalmente mi accingo a leggere il primo capitolo, ecco incontro lei, la scrittura. Subito mi accorgo se l'autore ha tanto da dire o se per dar vita al suo racconto gli son bastate poche parole. 
Lo ammetto, ho un debole per i romanzi chilometrici, dove c'è tanto da dire, anche dopo aver girato l'ultima pagina. Io li chiamo "inesauribili". In quelli piccoli ci sto davvero stretta, quasi mai rispondono alle mie esigenze e aspettative, finisce sempre che resto delusa e mi trovo tra le mani troppi interrogativi a cui nessuno può più rispondere.

Voi direte, fai tutto questo quando leggi un libro? Si, faccio tutto questo, ma soprattutto una cosa che faccio è rendermi felice. 

Un libro rende felice perché è un modo di dire basta allo scorrere lento e problematico della vita. E' una scusa per prendersi del tempo per sé, per vestire i panni di un'altra persona, avere un altro volto e vivere una vita nuova.

Leggere ti cambia la vita.







sabato 12 marzo 2016

I pesci non chiudono gli occhi di Erri de Luca #ibc16


Cari lettori, scusate la mia assenza, ma sono super presa dall' Italian Book Challenge ed ogni minuto "vuoto" della mia vita, lo sto riempendo con le letture di questo magnifico concorso. E' davvero divertente, cercare libri da collegare alle diverse categorie e così scoprire nuovi colori, nuovi autori, pagine, sfumature, insomma la felicità! 
Oggi vi presento un romanzo che ho incontrato durante questo nuovo "percorso" che sto affrontando, insomma un nuovo amico che ho aggiunto alla mia libreria.



Titolo: I pesci non chiudono gli occhi
Autore: Erri De Luca
Anno di pubblicazione: 2010
Edizione: Universale Economica Feltrinelli
Prezzo: 7 euro
Pagine: 115
Categoria IBC16: 8 - Un libro che abbia meno di 150 pagine
Citazione preferita: "Continuavo a leggere qualche giornaletto illustrato, ma di più i libri che mi riempivano il cranio e mi allargavano la fronte. Leggerli somigliava a prendere il largo con la barca, il naso era la prua , le righe onde. Andavo piano, a remi, qualche parola non capita la lasciavo stare, senza frugare nel vocabolario. In attesa di intenderla, restava approssimata. Dovevo arrivarci da solo, definirmela attraverso altre occasioni, a forza di incontrarla."

Trama: Un uomo di 50 anni torna a ripercorrere la sua vita, specialmente la sua infanzia. A 10  si scopre l'amore, l'amicizia, ci si procurano le prime ferite, il dolore e il peso delle scelte si inizia a sentire. Una vera e propria autobiografia scritta con passione e spontaneità.



Lettori, non so se avete già letto qualche romanzo di De Luca, ma ciò che posso dirvi assolutamente è che lui non delude mai. 

"I pesci non chiudono gli occhi", mi ha fatto ripensare alla mia infanzia.


"L' infanzia smette ufficialmente quando si aggiunge il primo zero agli anni. Smette ma non succede niente, si sta nello stesso corpo di marmocchio inceppato delle altre estati, rimescolato dentro e fermo fuori. Tenevo dieci anni. Per dire l'età, il verbo tenere è più preciso. Stavo in un corpo imbozzolato e solo la testa cercava di forzarlo."



Così come De Luca, anche io era una bambina persa nel suo mondo fatto di libri, leggevo tanto sotto l'ombrellone, come il ragazzino che ritrovate in queste pagine, che nell'estate dei suoi 10 anni, impara a pescare, "aiuta" sua madre a prendere una decisione importante, ma soprattutto incontra per la prima volta, l'amicizia e l'amore.

Ad un certo punto, tra queste pagine Erri, ci parla anche della propria modalità di lettura. L'autore, legge lentamente, pesando ogni parola, quasi come se volesse digerirla e farla propria. 

"Sbalordivo che si potesse leggere tutt'un libro in un giorno. Sulle righe passo lento anche adesso, vado a piedi rispetto a chi legge a velocità di bicicletta."

  

Il mio modo di leggere è completamente differente da quello di De Luca, ho un'andatura veloce, forse troppo, perché voglio divorare tutte le lettere, i punti, le virgole ed anche le righe vuote, in cui cerco di aggiungere quello che non è ancora accaduto, ma sono sicura accadrà. Nonostante ciò, mi ha fatto davvero piacere che l'attore abbia deciso di condividere con i suoi lettori, un momento così intimo, quello della lettura. Me lo immagino, seduto su una poltrona, con le gambe accavallate, fermo sulla stessa pagina da circa 10 minuti, mentre affronta con minuzia tutte le parole che verranno.

Come già detto in precedenza, il piccolo De Luca in queste pagine entra per la prima volta in contatto con l'amore. Un sentimento a lui prima di allora sconosciuto, che riscontra solo negli adulti e la cui natura non gli è decisamente chiara. 

".. sei innamorato di me?
- Si dice così? E' cominciato dalla mano, che si è innamorata della tua. Poi si sono innamorate le ferite che si sono messe a guarire alla svelta, la sera che sei venuta in visita e mi hai toccato. Quando sei uscita dalla stanza stavo bene, mi sono alzato dal letto e il giorno dopo ero al mare.
- Allora ti piace l'amore?
- E' pericoloso. Ci scappano ferite e poi per la giustizia altre ferite. Non è una serenata al balcone, somiglia a una mareggiata di libeccio, strapazza il mare sopra, e sotto lo rimescola. Non lo so se mi piace."


 Vedrete che questo romanzo vi porterà ad avere nostalgia del passato, non solo di tutte le cose belle che avete vissuto, ma anche delle brutte esperienze che vi hanno insegnato tanto e che purtroppo non torneranno più indietro. 

Insomma, "I pesci non chiudono gli occhi"  è un libro che vi terrà compagnia per un'oretta, un libro con poche pagine, ma sostanziose, che avranno il potere di riportarvi indietro nel tempo.

Allora, amici lettori, vi piace il romanzo che ho scelto per questa categoria? Voi per cosa avreste optato? Sono curiosa di leggere i vostri consigli e magari prenderli come spunto per le mie prossime letture. 
Un bacione e buon week end :)






domenica 6 marzo 2016

Ecco i vincitori del Giveaway!

Buona domenica a tutti voi, ieri si è concluso il giveaway, così oggi scoprirete i nomi dei vincitori che in  breve tempo saranno contattati da me e riceveranno i due libri messi in palio dal blog.

Quindi non perdiamo tempo, ecco i 2 vincitori:

1) Il vincitore del primo libro, "Se fossi qui con me questa sera" di Sara Tessa è: ANNA PERILLO











2) Il vincitore del secondo libro, "Una famiglia quasi perfetta" di Jane Shemilt è: MICHELA MARTORELLI 

  




Grazie a tutti voi che avete deciso di partecipare e complimenti alle vincitrici. Alla prossima e buona domenica di lettura!