martedì 28 maggio 2019

[Recensione]: "Settembre 1972" di Imre Oravecz



"...come chi allunga la mano verso qualcosa al quale non può più arrivare, ma comunque allunga la mano perché non può fare altro, ti baciai, con tale veemenza che dalle tue labbra scaturì il sangue, e il suo sapore salato si mischiò nella mia bocca al dolce sapore del bacio, e dopo di allora per tanto tempo, anche dopo anni lo sentii, e lo sento ancora adesso, quando ormai anche il sapore dolce è scomparso, e ormai non sento altro di te".




Titolo: Settembre 1972
Autore: Imre Oravecz
Casa editrice: Edizioni Anfora
Data di pubblicazione: 16 giugno 2019
Pagine: 132
Prezzo: € 15,50


Imre Oravecz


Nasce nel 1943 a Szajla in Ungheria. È un poeta, scrittore e traduttore. Nel 1962 pubblica le sue prime poesie sulla famosa rivista letteraria "Aföld", mentre il suo primo libro solo nel 1972.
 Nel 1989 il governo comunista gli offre il prestigioso Premio Attila Jòzsef che lui rifiuta e poco dopo decide di partire per gli Stati Uniti. Ritorna in patria nel 1990 dove diventa consigliere presso la presidenza dei ministri del primo governo eletto democraticamente. Ha lavorato come redattore per diversi giornali e come docente universitario dell'Università Cattolica di Budapest. È uno dei più acclamati scrittori ungheresi ed ha ricevuto diversi riconoscimenti come il Premio Prima e il Premio Kossuth.


Recensione



"Settembre 1972" è un'opera molto particolare, tanto che già darle una definizione diventa difficile.  In essa, infatti, sono contenute 99 istantanee in cui prosa e poesia si mescolano e si incastrano tra loro, creando un prosimetro molto armonioso ed evocativo.
Ad essere protagonista di questo romanzo dalla particolare forma narrativa è una coppia semplice, che il lettore impara a conoscere seguendo il corso della loro storia d'amore dal suo prologo al suo epilogo.
A raccontarcela è lo stesso narratore che, in prima persona attraverso i suoi ricordi più intimi, ripercorre le gioie, i dolori, le gelosie, il senso d'abbandono e tutti gli altri sentimenti che questa relazione ha scaturito in lui. 
Quando ci si lascia l'amore è finito davvero? Si può continuare a sperare che una persona torni da noi anche se razionalmente già si sa che è impossibile ciò si realizzi? Il tempo cura realmente tutte le ferite e mette una toppa alle mancanze?
Questi sono i tanti interrogativi che "Settembre 1972" tira fuori dall'animo dei lettori più inquieti, sentimentali e irrazionalmente emotivi, ma una risposta universalmente valida non c'è. Però, una cosa è certa: tutti si rispecchieranno nella figura del narratore, perché tutti nella loro vita hanno provato ciò che prova lui e che descrive con onestà sentimentale senza mai risparmiarsi o tacere le sue emozioni, neanche quando è depresso o sente che sta sprofondando nel baratro più profondo della nostalgia. 



"... durante la passeggiata chiacchierammo di tante cose, che ormai nemmeno ricordo, e passammo per strade di ogni sorta i cui nomi sono conservati ormai solo sulle carte, ed eri limpida e indifesa, e mi piacevi sempre di più, e non volevo più procacciarmi una donna, né te, né altre, ma volevo solo stare con te, diventare simile a te, che eri riuscita a farmi dimenticare che tu eri donna e io uomo..."

È da qui che prende avvio la storia d'amore narrata da Oravecz. Un uomo e una donna si incontrano, si innamorano, si sposano e dalla loro unione nasce un figlio. Tutto normale, quasi banale fino a qui, ma dietro l'angolo c'è la crisi: la monotonia, l'attrazione per la novità, la gelosia sono solo alcuni dei motivi che portano Lei ad allontanarsi da Lui.
E così, utilizzando una tavolozza piena di sentimenti misti e spesso contrastanti, il protagonista-narratore racconta con degli istantanei flussi di coscienza i moti del suo animo, non mettendo mai il punto tra un'emozione e l'altra, ma ponendolo solo alla fine di quel monologo interiore, talmente intimo e profondo da logorare e commuovere qualsiasi lettore.

La cosa interessante è che, nonostante il forte sentimento provato per questa Lei che lo ha abbandonato e tradito, Lui non la descrive mai come una donna angelo stilnovista, ma mette nero su bianco tutti i suoi difetti fisici e caratteriali, e non cerca di occultare le azioni spiacevoli di cui si è macchiata come i suoi tradimenti.
Perché nonostante abbia perso la sua giovinezza, abbia cambiato diversi mariti, non si sia mai presa cura di loro figlio, lui la ama di un amore che non riesce a cancellare. E anche se il tempo passa, gli uccelli continuano a volare nel cielo plumbeo, tante donne si susseguono nel suo letto, Lui continua a sperare di rivederla, di leggere lettere scritte da lei, di poterla possedere ancora un volta e soprattutto che Lei si accorga di amarlo ancora. 



"Non mi ami più ma vedo che cerchi di sopportarmi, anche se non stai con me, almeno vivi nelle mie vicinanze, anche se non ti interessa la mia occupazione, almeno mi esorti a lavorare, anche se non chiedi di farne parte, almeno lasci che sogni un futuro comune, anche se non hai bisogno di quel che ricevi da me, almeno non lo rifiuti, anche se non mi doni niente [...] anche se non hai fiducia che un giorno andrà tutto a posto, almeno non uccidi in me la speranza, e credimi, io sono grato del tuo sforzo, e apprezzo a dovere ciò che fai per me, perché so che non è facile amare se si è amati, come non era facile nemmeno per me quando ancora mi amavi e io non ti amavo ancora".


Vi lascio con uno stralcio della mia istantanea preferita che, a mio parere, più rappresenta la disperazione provata dal narratore che cerca qualsiasi appiglio per rincorrere quella felicità che purtroppo sa già non esistere più. 

Assegno 4 penne a "Settembre 1972" e spero davvero voi accettiate il mio spassionato consiglio e decidiate di leggerlo.



A presto 
la vostra Contessa


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