venerdì 29 luglio 2022

[Recensione]: “La luna argento” di Lorenzo Sassoli De Bianchi

 “Non era la luna nera di Lilith, quella della notte e dei morti, né la piccola luna crescente, la minuscola vergine bambina degli inizi. Non era neppure la luna fluttuante delle maree che si trasforma con il tempo: l’argento rappresentava il sommo chiarore della luna piena,il suo punto di massima elevazione”.





Mentre leggevo il nuovo romanzo di Lorenzo Sassoli De Bianchi, “La luna argento”, ho pensato a mia nonna, a tutte le volte che mi ha detto di sentirsi sola, a quei giorni in cui mi ha raccontato la storia della sua vita davanti a un caffè e a tutti quei momenti in cui la sua età l’ha spinta a credere di essere ormai inutile. Così, mentre mi addentravo nella storia di Leone Caetani, ho deciso di recarmi da lei, leggerle qualche pagina e raccontargli questa vicenda, che ha finito per colpirla molto.


Dopo la "La luna rossa" e "La luna bianca", Lorenzo Sassoli De Bianchi, torna in libreria con "La luna argento".


Il protagonista di questo romanzo è Leone Caetani, un poeta ormai dimenticato, che viene ricoverato al Santa Tea, un ospizio per anziani artisti e proprio qui assiste a un evento tragico: l’omicidio di Federico Brembani. 


La polizia e il commissario Guidi iniziano a indagare, non solo sulla scomparsa di Brembani, ma sulle tante morti che sconvolgono giorno dopo giorno il Santa Tea, come Lepori avvelenato con i detersivi e Cocchi soffocato dal suo stesso cuscino.

Possibile che nessuno conosca l’assassino? C’è davvero un assassino o si tratta di una serie di suicidi? E se esistesse un novello Caronte che dona la libertà della morte agli anziani, rispetto alla prigionia di un’esistenza vissuta da emarginati e in piena solitudine?


Saranno questa storia e i suoi misteri a dare nuova linfa vitale a Leone, la cui vita prenderà una piega inaspettata e carica di significato. 


Tramite una vicenda colorata e incalzante, Lorenzo Sassoli De Bianchi affronta un tema importante, quello della condizione degli anziani, troppo spesso lasciati soli e dimenticati, che ancora hanno tanto da dare alla società e alle persone che gli stanno attorno.


Non posso che consigliare la lettura de’ “La luna argento” e raccomandarvi di recuperare i romanzi dello stesso autore, che tanto fanno riflettere e lasciano sempre al lettore un importante messaggio morale.


A presto,

La vostra contessa.


giovedì 17 febbraio 2022

[Recensione]: "Sempre tornare" di Daniele Mencarelli

   




Titolo: "Sempre tornare"
Autore: Daniele Mencarelli
Casa editrice: Mondadori
Pagine: 323
Prezzo: 19,00 


"Come sono arrivato qui?
Non intendo il luogo, il momento, ma qui sulla terra, generato da mia madre e mio padre". Mi dovrei far bastare questo: sono figlio dei miei genitori. Figlio di questo pianeta. Ma perché non mi basta? Perché mi ritrovo sempre a scavare dentro le cose, le persone?
Lo faccio perché voglio capire. Perché una volta capito tutto, avrò la cura a questo dolore che porto da sempre. Alla nostalgia che mi parla una lingua che non capisco. Io non lo voglio più vivere questo dolore. Non voglio più vivermi dentro. La leggerezza. Vorrei essere leggero".

Questa volta non ce l'ho fatta, a pagina 66 di "Sempre tornare" mi sono scese delle copiose lacrime che sono cadute sulle parole "dolore" e "leggerezza", le quali si sono bagnate e ingrandite come succede con la carta stampata. Sono diventate grandi e grosse, un peso che Daniele, il protagonista del romanzo, deve portare sempre con sé e che non può lasciar andare facilmente, come invece fa con  la sua valigia verde pisello, che abbandonerà durante un viaggio lungo due settimane. Ma andiamo con ordine.

Dico che questa volta non ce l'ho fatta a trattenere le lacrime, perché con Daniele Mencarelli è sempre difficile farlo. Già con "Tutto chiede salvezza" ero riuscita a irrompere in un pianto liberatorio solo dopo aver girato l'ultima pagina, perché con lui è tutto poesia, sentimento, intensità, anche i suoi ringraziamenti finali, in cui avevo trovato sentimenti di infinita dolcezza e speranza. Però, con questo suo ultimo lavoro, mi sono sentita subito affine, Daniele e la sua storia mi hanno letto dentro, presa per mano e condotta verso il dolore - proprio e degli altri- e la conoscenza più profonda di sé.

Siamo nell'agosto del 1991 - una vera coincidenza il fatto che si tratti proprio del mese e dell'anno in cui è nata la sottoscritta - e il diciassettenne Daniele, dopo una brutta serata trascorsa in compagnia di amici, decide di proseguire le sue vacanze da solo: partendo da Misano Adriatico avrà due settimane di tempo per raggiungere i Castelli romani e tornare a casa.


"Noi . Viviamo dentro vite inscatolate, quando fuori, in mano alla libertà, ci è concesso questo. Fare di ogni giorno una festa di incontri, di luoghi mai visti, di sconosciuti con cui ti metti a tavola come lo facessi da sempre".



Daniele non ha soldi né documenti con sé e per questo dovrà vivere della generosità altrui. Il ragazzo macina chilometri su chilometri a piedi, dorme all'aria aperta, soffre il freddo, la sete e la fame, ma vive anche momenti irripetibili insieme a persone incontrate per caso, le quali gli offriranno non solo ospitalità, ma condivideranno con lui anche un pezzo della loro storia. È così che si scontrerà con la tristezza di Emma per la perdita di sua madre, la depressione di Manlio per la sua vita in solitudine, la rude arrendevolezza di Veleno per la perdita di sua moglie e il dolore che tutti i volti incontrati portano con sé e che Daniele fa proprio. 
Perché il nostro protagonista al dolore non si sa sottrarre, lo conosce bene e se lo porta sempre dietro come un amuleto. Voltargli le spalle non avrebbe senso, perché è porsi tanti interrogativi, riconoscersi negli altri, empatizzare con le loro disgrazie che serve a Daniele per sentirsi vivo e accettarsi per quello che è: uno che scava nelle cose in profondità, anche a costo di farsi male. 

Non so dirvi se facendo autostop tra le meraviglie della nostra Italia, il protagonista del romanzo avrà trovato le risposte che cercava, ma io me lo immagino una volta arrivato alla meta, guardarsi indietro e dire a sé stesso "Bravo Daniele, tutto quello che hai incontrato, tutte le storie che hai ascoltato ora faranno sempre parte di te, fanne buon uso".
Come io farò davvero buon uso delle parole di Daniele Mencarelli e del meraviglioso viaggio che mi ha fatto intraprendere, pregno di sentimenti autentici e tanta poesia.

Spero che la recensione possa convincervi a leggere "Sempre tornare", perché ne vale davvero la pena.

A presto, 
la vostra Contessa.


martedì 16 novembre 2021

Recensione: La luna bianca di Lorenzo Sassoli De Bianchi

 Titolo: La luna bianca

Autore: Lorenzo Sassoli De Bianchi

Casa editrice: Sperling&Kupfer

Pagine: 217

Prezzo: 16,90 euro





“Se di notte non riesci a dormire è perché sei nei sogni di qualcun altro”, mia mamma continua a ripetermelo da metà della mia vita, fin dal primo momento in cui ho scoperto di aver ereditato da mio padre il gene dell’insonnia.

Sarebbe davvero molto bello legare questo fastidiosissimo disturbo a qualcosa di magico e romantico, ma io non sono mai riuscita a vederci nessun lato positivo nell’addormentarmi con difficoltà e svegliarmi il giorno dopo con le sembianze di uno zoombie. 


Con questa premessa potrete capire presto, perché la vicenda raccontata dal neurologo e imprenditore Lorenzo Sassoli de Bianchi, mi abbia appassionata tanto.


Protagonisti del romanzo sono Arturo e Corallo, due fratelli davvero sui generis, che uniscono le loro forze e capacità, per poter scoprire una cura alla sindrome della luna bianca: una malattia mortale che ha contagiato tutta la città e che ha come sintomi l’impossibilità di dormire, l’euforia, la mancanza di lucidità e la perdita di memoria. 


In seguito alla morte della loro zia Rebecca, i due fratelli si interrogano sulle cause e le conseguenze della luna bianca e iniziano a collaborare con la neurologa Luisa Garesi, prestando i loro cervelli alla scienza e alla ricerca disperata di una soluzione che possa interrompere l’epidemia di insonnia.


La cosa che mi ha molto incuriosita, è il modo in cui l’autore si soffermi non solo sugli aspetti negativi della malattia - veglia continua e micidiale -, ma anche su quelli positivi come la creatività, l’aver a disposizione più tempo per svolgere tutti gli impegni e le attività della vita e infinita vitalità.


Questo è ciò che succede a Corallo, quando viene contagiato dalla luna bianca. Diventa instancabile, si dedica costantemente alla costruzione di un sottomarino con il quale ritiene di poter raggiungere la defunta moglie, scrive poesie e ascolta Bach, perché afferma che la musica lo aiuta a convivere con l’insonnia. 

Nel frattempo, però, la professoressa Garesi, Arturo, sua figlia Carolina e si suoi nipoti, lo vedono spegnersi e sanno perfettamente quale destino lo attenderà.


In un’atmosfera mistica e quasi irreale, in cui fantasia e realtà si incontrano e si scontrano fino a diventare un tutt’uno, abbracciando la letteratura di Marquez, le pagine di Kafka, le parole di Joyce e un pizzico d’arte, si consuma il romanzo di De Bianchi, fatto di buoni sentimenti, emozioni vivaci e di un emozionante lieto fine.


sabato 13 marzo 2021

[Recensione]: “L’arte di restare a galla” di Valentina Ferrari

      “Oggi ho compiuto trent’anni e se qualcuno mi chiedesse se era proprio così che avrei immaginato la vita a trent’anni la mia risposta sarebbe chiara, senza esitazioni: assolutamente no.”




Essere dei trentenni nella società attuale non è di certo semplice. La pressione a cui siamo sottoposti dal futuro che i nostri genitori desiderano per noi, dalle frecciatine che la zia acida a Natale ci riversa addosso; dagli amici con un lavoro, una casa e prole al seguito, di certo non ci consentono di vivere la nostra vita in maniera libera, lontana dai luoghi comuni e all’altezza dei nostri sogni.

Sì, perché a trent’anni sei ormai un adulto a tutti gli effetti e secondo una mentalità retrograda, ma ancora ben radicata nella mente dei ben pensanti, se non hai un lavoro fisso, un marito e hai messo in cantiere almeno un figlio, puoi ritenerti un fallito.

A raccontarci in modo brillante, ironico e frizzante, il calvario di noi trentenni è Valentina Ferrari, con il suo romanzo “L’arte di restare a galla”.
La protagonista è Amelia, una ragazza dai lunghi capelli biondi, studiosa e intelligente, ma abbastanza sfortunata. Vive nella cantina dei suoi e per conquistarsi un minimo di indipendenza svolge tre lavori: scrive per una rivista di hipster; porta a spasso il cane della signora Masi e fa la cameriera in un pub. 

Il suo ragazzo, Andrea, divide ancora il tetto con i genitori e insegue un unico sogno: quello di vivere delle sue poesie. Dopo una lunga relazione non sente ancora la necessità di prendersi le sue responsabilità, di pensare a costruire un futuro con Amelia. 

Intanto, la nostra protagonista, tra un attacco di panico e una crisi di pianto, incontra sulla sua strada tutte le difficoltà che noi giovani adulti ci troviamo ad affrontare: colloqui di lavoro fallimentari - soprattutto se sei donna, perché prima o poi desidererai avere un figlio e la maternità per molti datori di lavoro non è per niente contemplata - turbamenti sentimentali legati alla ricerca di quella stabilità che tanto agognamo e quel timore di non farcela, che ci fa restare svegli la notte e ci tormenta tutto il giorno.

Quello che ho apprezzato tantissimo di questo romanzo, è proprio il messaggio finale che vuole lasciarci l’autrice, che è reso esplicito dalla presa di coscienza di Amelia. 
Non importa quali obiettivi pensavi di raggiungere al compimento dei 30 anni, perché la vita è quello che ti capita tra un progetto e l’altro. Se Amelia avesse realizzato la sua idea di vita perfetta da donna sposata e madre, probabilmente non avrebbe mai incontrato Alberto, Milvia, Lidia e Viola, i suoi simpatici amici attempati che parlano in romanesco e le regalano sorrisi anche nelle giornate più difficili; non si sarebbe riscoperta una donna multitasking alle prese con ben tre lavori diversi e, infine, non avrebbe conosciuto Federico, il principe azzurro delle fiabe. 

Perché la vita non finisce a 30 anni, inizia semplicemente una fase più matura e consapevole, ma non per questo meno bella. 

lunedì 9 novembre 2020

[BLOGTOUR]: “ALICE, DOROTHY, WENDY - LE TRE FIGURE FEMMINILI”


Ciao a tutti miei cari lettori, sono tornata su questi schermi per parlarvi di una meravigliosa nuova uscita edita Oscar Vault: “Alice, Dorothy e Wendy”, tre personaggi che hanno affollato le nostre menti di bambini con le loro storie fantastiche e che non siamo mai riusciti davvero ad abbandonare. Ma perché queste tre figure femminili sono davvero così affascinanti? Riflettiamoci insieme, perché la risposta è davvero più semplice di ciò che pensiamo.

In un mondo di principesse, regine, fanciulle che hanno bisogno di essere salvate e sentono la necessità di trovare un principe azzurro, Alice, Dorothy e Wendy sono delle figure controcorrente, a tratti brillanti e completamente atipiche.


Il romanzo scritto da Lewis Caroll ha per protagonista una coraggiosa ragazzina bionda che si perde in un mondo fantastico - dopo essere caduta nella tana di un coniglio - e lì non incontra l’uomo della sua vita, ma una serie di personaggi meravigliosi e totalmente strambi.

Il gatto di Chesire grosso, matto, ma anche tanto arguto e furbo; il Cappellaio Matto con la sua perenne passione per l’ora del tè e le sue particolari “perle di saggezza” e ancora il Brucaliffo di poche parole, suscettibile e sempre attaccato al suo narghilè.

Alice con il suo vestitino azzurro pallido e il colletto bianco, incontra tutte queste figure particolari, a volte anche inquietanti, parla con loro, va incontro alle difficoltà e così si impone come una figura ribelle che sceglie da sola la strada da percorrere, compie degli errori e si corregge portandosi in salvo con le sue forze.

Il romanzo di Caroll è stato scritto in epoca vittoriana, periodo in cui le donne non avevano grandi possibilità di imporre la propria indipendenza e autonomia. Ecco perché Alice è un ragazza straordinaria, che si gode la vita, parla con la sua mente e affronta gli ostacoli che trova sul cammino con la sua intelligenza e caparbietà.


Un altro personaggio interessante è quello di Wendy Darling, la protagonista femminile del romanzo di JM Barrie. A questo punto devo dirvelo: io le persone che parlano di una sindrome di Wendy non le ho mai capite. Come si fa ad affermare che questa ragazza sia dipendente da Peter Pan e che si comporti da crocerossina?

Sì, Wendy si prende cura dei suoi fratelli sull’Isola che non c’è, ma questo perché - anche se durante il romanzo presenta un rifiuto verso la vita da adulta - nei fatti è l’unica a dimostrare un forte senso di responsabilità che la porta a vestire spesso i panni di “madre”, anche nei confronti dei Ragazzi Perduti.

Proprio lei, si rende subito conto che l’esperienza vissuta con Peter Pan l’ha cambiata, rendendola nei fatti una giovane donna, la quale è pronta a raccogliere i frutti della sua crescita e che finalmente non ha più paura della parola “adulta”.

Che poi alla fine, diciamoci la verità: noi donne siamo sempre un passo avanti agli uomini in fatto di maturità e Wendy ce lo ha mostrato fin dall’infanzia!



E Dorothy? All’inizio, rispetto alle altre due figure di cui ho già parlato in questo articolo, appare una ragazzina molto impaurita e debole, sicuramente ci sembra impossibile che possa affrontare il magico e bizzarro mondo di Oz con il solo aiuto del suo cagnolino Toto e di 3 strambi personaggi: l’uomo di latta, un leone codardo e uno spaventapasseri.

Invece, la vera forza di questa protagonista femminile è proprio la sua evoluzione: il pericolo costante, l’essere sballottata in un contesto completamente diverso dalla sua quotidianità, fa in modo che Dorothy trovi in sé la forza interiore per abbattere le difficoltà e tornare a casa con il suo cagnolino.

Dorothy diventa una donna forte, simbolo non solo della lotta contro il male - sconfigge la Strega cattiva dell’Ovest - ma di tutte coloro che si trovano in una situazione sfavorevole e affrontando il pericolo, riescono a migliorarla. 

Spero che queste riflessioni su Alice, Wendy e Dorothy vi abbiano ispirati o quanto meno incuriositi, ma soprattutto che vi spronino a rileggere le storie di queste tre ragazze, guardandole sotto una nuova luce, più ribelle, più atipica, più consapevolmente femminile.

Un abbraccio a tutti voi e a presto

La contessa rampante

mercoledì 18 marzo 2020

[Recensione]: "Il ritratto" di Ilaria Bernardini




Titolo: Il ritratto
Autore: Ilaria Bernardini
Casa editrice: Mondadori
Data di pubblicazione: 28 Gennaio 2020
Pagine: 369
Prezzo: 19,00 €

Sinossi

Valeria Costas, è una scrittrice amata in tutto il mondo, ha dedicato la sua vita ai libri e al suo grande amore Martìn Aclà. Mentre lei vive solo a Parigi, lui abita a Londra con moglie e figli. I due sono amanti da più di 25 anni e nessuno sa di loro. Quando Valeria scopre alla radio che Martìn ha avuto un ictus, il suo mondo crolla. Deve trovare un modo per vederlo e stare con lui, così escogita un piano: commissiona il proprio ritratto alla moglie di Martìn, Isla Lawndale, una famosa pittrice e grazie a questa bugia riesce a inserirsi in casa Aclà. 
Così Valeria e Isla si ritrovano una davanti all'altra, affascinate e intimorite l'una dell'altra. Giorno dopo giorno le due donne si studiano e cominciano a raccontarsi, creando un'intimità sempre più profonda. Isla capirà tutto? Valeria confesserà? Per scoprirlo dovrete leggere il ritratto.


Recensione

Leggo davvero tanti libri, una cinquantina all'anno più o meno. Durante la lettura mi capita di accedermi di rabbia, di detestare personaggi, di sorridere per delle frasi che forse direi anche io, ma difficilmente accade che mi emozioni. Davanti a un film sempre, a teatro pure, ma un libro per commuovermi deve davvero farmi soffrire, graffiarmi dentro e lasciarmi un ricordo importante.
Con "Il ritratto" di Ilaria Bernardini mi è successo proprio questo. 

La storia che racconta l'autrice è davvero realistica e appassionate, tanto da macinare pagine e pagine e non accorgervene neanche. Protagonista è Valeria Costas, una scrittrice famosa che è amante di un uomo da più di 25 anni. La parola amante è, però, riduttiva. Perché lei e Martìn si amano da sempre, anche se lui ha una moglie e tre figli. Un giorno la vita della donna è sconvolta da una terribile notizia che apprende alla radio: Martìn ha avuto un ictus, è costretto a letto e deve la sua vita a dei macchinari a cui è attaccato. Valeria deve trovare un modo per rivedere l'uomo che ama e così si aggrappa a un piano disperato: un ritratto commissionato alla celebre pittrice Isla Lawndale, moglie di Martìn.


"Cosa vuol dire amare? Come sopravviviamo alla nostra storia, al nostro dolore? È un racconto sul lasciare andare via tutto, la vita, il possesso, la gelosia, la giovinezza, il passato, il presente. Sulla resa e la sopravvivenza. Infine, sul lasciare andare anche il desiderio di sopravvivere e imparare a scomparire".


Valeria affida alle pagine dei libri che scrive i suoi pensieri e la sua stessa vita: l'amore per Martìn, quella terra greca a cui resta legato il ricordo di sua madre Theodora e della sorella Sybilla, il volto di un padre che non c'è mai stato e tanto altro. Perché non c'è solo Valeria, Martìn e Isla, ma un mondo di eventi e personaggi legati a queste tre figure principali di cui piano piano Ilaria Bernardini ritrae i volti e le storie personali, con stralci di racconti, momenti ed eventi significativi che il lettore raccoglie qua e là, ricostruendo l'intero puzzle narrativo del romanzo. 


"Non riesci a finire le cose dolorose?" aveva chiesto lei.
"E con la vita come fai?"
"Infatti soffro"aveva detto Martìn.


Valeria è l'amante, ma in poco tempo diventa l'amica dell'altra, la confidente di sua figlia, un volto familiare a cui ci si può appoggiare per rendere meno dolorosa la sofferenza. E questa non è finzione, non è approfittare del nemico. La Costas davvero si affeziona all'anima fragile di Isla e a quella ribelle dell'adolescente Antonia, forse per uno scherzo del destino o semplicemente perché anche lei ha bisogno di amore e consolazione. 
Tutto ciò accade non senza che la famosa scrittrice continui a porsi degli interrogativi, ma solo uno è quello a cui fanno perno tutti gli altri: ama Martìn talmente tanto da non lasciarlo andare? Ama Martìn talmente poco da non lasciare in pace la sua famiglia?


Tra bugie, sotterfugi, passioni e fughe si consuma il dramma di Valeria, una donna che si è sempre sentita sola, senza rendersi conto di essere stata proprio lei a volerlo. 


Ho cercato di non raccontarvi troppo di questo romanzo, perché voglio che lo scopriate da voi, mettendo insieme quei famosi pezzi del puzzle di cui vi ho parlato. 
Vi lascio con un consiglio: durante questa quarantena forzata regalatevi una storia meravigliosa e commuovente e non abbiate timore di far scorrere le lacrime e di emozionarmi, perché succederà ed in questo momento ne abbiamo davvero bisogno.


A presto, 
La vostra Contessa





mercoledì 16 ottobre 2019

[Recenione]: "Un anno felice" di Chiara Francini

   

Titolo: Un anno felice
Autore: Chiara Francini
Editore: Rizzoli
Pagine: 343
Data di pubblicazione: 25 Giugno 2019
Prezzo: € 18,00


Recensione


Melania e Beatrice, due nomi che non appartengono alla stessa persona, due nomi affibbiati alla protagonista di "Un anno felice" da sua madre Susy, la quale sperava che omaggiare due grandi donne della letteratura potesse essere di buon auspicio per la figlia. Beatrice, la donna angelo amata da Dante, sublime ed eterea. Melania, un'anima pia e devota che rimanda al celebre personaggio di Via col vento. Melania Beatrice, però, è colta, buffa, allegra, sopra le righe e goffa, ma soprattutto lei non si è mai sentita una Melania, piuttosto la sua antitesi: la caparbia e forte Rossella.


Melania vive a Firenze con la sua amica di sempre Franca, con la quale ha stretto un patto lecito e infrangibile da ragazze fuori corso, come loro amano definirsi: dormire nello stesso letto fino a quando una delle due non troverà l'amore.


Nell'incantevole cornice del capoluogo toscano, la protagonista di "Un anno felice", durante una tranquilla e abitudinaria merenda - rigorosamente a base di schiacciata - presso il locale dei suoi amici Giorgio e Gino, fa la conoscenza di Axel. Quest'ultimo è un uomo molto affascinante che per Melania incarna - almeno fisicamente - l'uomo ideale, quel principe azzurro a cui non ha mai smesso di credere. 

Moro, occhi quasi a mandorla, pelle olivastra e un nome che rimanda al grande amore della regina Maria Antonietta: Hans Axel Fersen. 

Melania se ne innamora perdutamente, ma contro ogni previsione - vista la sua descrizione fisica - Axel è svedese e la donna sa che se vuole coronare il suo sogno d'amore dovrà seguirlo nella sua patria.


"L'amore capita come le grazie. Si impara quando ti piomba addosso. È lui stesso che ci insegna lacerandoci e premiandoci di continuo. È un istinto. Solo che non capiamo quando inizia il premio e quando la tortura. Ed è lì che bisogna imparare, imparare a salvarsi. E a riderci su".



La felicità, però, ha un prezzo. Abbandonare la propria stabilità, perdere gli equilibri e riorganizzare la propria vita. È questo il destino a cui va incontro Melania, una nuova realtà tutta da affrontare fatta di parenti scomodi, della freddezza e del rigore svedesi. Tutto ciò che nell'esistenza di Melania non c'è mai stato. Tuttavia, nonostante le difficoltà, questa meravigliosa donna fiorentina si dimostra combattiva e pronta a tutto pur di continuare a vivere la sua fiaba d'amore. 
Infatti, anche in Svezia, riesce a portare avanti il suo lavoro di editor, a trovare una stimolante occupazione e a circondarsi di meravigliosi amici.

L'interrogativo che continua, però, a imporsi nella mente del lettore è: gli sforzi di Melania verranno ricompensati? Sarà abbastanza?

Per scoprirlo dovete leggere "Un anno felice", il terzo sorprendente romanzo di Chiara Francini, che con questa sua nuova storia riesce a spiazzare totalmente i lettori.

Un inizio che sembra essere l'incipit di una vera e propria fiaba che farebbe presupporre un facile, veloce e stucchevole lieto fine, invece, si rivela essere tutt'altro. 

Un finale totalmente inaspettato che evoca quello che è il vero e proprio tema centrale di questo libro: il lato oscuro dell'amore. Quello che ci affanniamo a rincorrere e a nutrire senza accorgersi di quanto sia sbagliato e di quanto ci possa rendere infelici.


Ringrazio Chiara Francini, non solo per la bellezza di questa storia, ma soprattutto per la sua intelligenza, gentilezza e disponibilità.

Leggete tutti "Un anno felice" e poi fatemi sapere cosa ne pensate!



A presto
la vostra Contessa