mercoledì 16 agosto 2017

[Recensione]: Un giorno questo dolore ti sarà utile di Peter Cameron

Buon pomeriggio cari amici, come proseguono le vostre vacanze? Io sono appena rientrata dopo aver trascorso qualche giorno a Firenze ed una settimana in Calabria, mentre adesso sono in città e spero che voi tra un tuffo al mare o in piscina e l'altro, possiate leggere la mia recensione super negativa di oggi. Siete pronti? Ecco la scheda.





Titolo: Un giorno questo dolore ti sarà utile
Autore: Peter Cameron
Data di pubblicazione: 9 maggio 2007
Editore: Adelphi edizioni
Prezzo: € 10,00
Pagine: 206

Trama

James ha 18 anni e vive a New York. Finita la scuola, lavoricchia nella galleria d'arte della madre e comincia a pensare di non andare al college. I suoi passatempi preferiti sono la lettura e la solitudine. Non ha amici se non la sua strana nonna che va a trovare appena può e la psicologa che lo ha in terapia. James ha 18 anni, è solo e tale vuole restare.


Recensione

A volte accade che una persona vi regali un libro che le è piaciuto così tanto da condividerlo con voi, perché siete speciali o perché semplicemente vorrebbe far conoscere anche a voi quella storia e quei personaggi che a lui/lei tanto sono entrati nel cuore. Purtroppo, però, può succedere che quello stesso libro che abbia tanto entusiasmato chi ve lo ha donato, a voi non riesca comunicare proprio niente o che addirittura lo abbiate detestato. Ed è proprio questo che è capitato a me con "Un giorno questo dolore ti sarà utile" regalo di san Valentino ricevuto dal mio fidanzato. 

James ha 18 anni ed è un ragazzo solo e davvero problematico: è un disadattato sociale, odia la compagnia dei suoi coetanei e non riesce neanche a comunicare con gli adulti. L'unica persona con cui ha un minimo rapporto, a parte la psicologa che lo ha in cura, è la sua stramba nonna che al momento di dargli un buon consiglio, gli ripete sostanzialmente di agire come meglio desidera. Devo confessarlo io odio James, non posso sopportarlo: solitario, irrispettoso verso gli adulti, simpatico quanto la mancanza di un bidet. L'unica cosa positiva del protagonista di questo romanzo di Cameron è il fatto che sia un'accanito lettore, ma purtroppo, anche questa passione passa come giustificazione della sua demenza sociale e questo l'ho trovato davvero un messaggio sbagliato. Tu non hai mai letto Thomas Hardy, o Flaubert o qualsiasi altro autore celebre? Bene, allora non sei degno di essere mio amico, anzi che dico amico, mio conoscente! Cosa inconcepibile e assurda. Noi amanti della lettura leggiamo per noi, perché senza parole e storie meravigliose non possiamo vivere, non leggiamo per pavoneggiarci e sentirci superiori e soprattutto la maggior parte di noi è molto molto socievole. Per non parlare poi delle affermazioni della madre pluridivorziata di James:

"... tu parli di cultura di libri, di film: quelli è facile farseli piacere. Ma l'importante è che ci piaccia la vita, non l'arte. Sono capaci tutti ad ammirare la Cappella Sistina".


Ma io dico, signora lei è impazzita? L'arte, la letteratura, i film non sono per tutti! Non tutti hanno la sensibilità di avvicinarcisi in maniera critica e di apprezzarli. E poi suo figlio possiede solo una passione e una qualità positiva e lei pure quella gli critica? Assurdo, questo romanzo è assurdo. Ed ancora più assurdo (scusate se continuo a ripetere questa parola. ma è l'unica che possa davvero definire la situazione) è il mondo in cui James parla di Maria Teresa di Calcutta:

"Anche i santi come Maria Teresa di Calcutta mi danno fastidio. In un certo senso era anche lei un'ambiziosa come mio padre o chiunque altro voglia arrivare ai vertici di una professione. Lei voleva essere la più santa di tutte, la santa numero uno, così ha fatto le cose più nauseanti che ha potuto, e lo so che ha aiutato tanta gente e ha alleviato le sofferenze altrui, non voglio dire che sia una brutta cosa, voglio solo dire che secondo me era egoista e ambiziosa come tutti gli altri".

Ora, dopo aver letto queste righe, mi è venuta davvero voglia di prendere il libro e scaraventarlo dal balcone, ma da brava lettrice e portatrice di novelle cattive, non potevo non portarne al termine la lettura per poter chiudere il libro finalmente ed urlare a gran voce "NON LEGGETELO". Non fatelo, davvero.


Giudizio


Infine non posso che attribuire due penne a "Un giorno questo dolore ti sarà utile", un romanzo che prosegue sulla falsa via de "Il giovane Holden", ma che è riuscito addirittura a non piacermi anche di più di quest'ultimo. Credetemi, ho sperato e aspettato invano che James decidesse di suicidarsi mettendo la parola fine alla sua vita vuota, ma ahimè neanche questo mio desiderio è stato esaudito. Caro Cameron, non so se ci incontreremo di nuovo, ma per adesso posso dirti che non mi hai convinta per niente. 

A presto 
La Contessa

venerdì 28 luglio 2017

[Recensione]: "Non avevo capito niente" di Diego De Silva

Cari amici, oggi sono davvero entusiasta e non solo perché vi parlerò di un libro bello, bello, bello, ma anche perché questa è la prima recensione che scrivo direttamente dal mio nuovo e meraviglioso pc! Ringraziate i miei amichetti fantastici per avermelo donato, così posso rompervi ancor di più le scatole, visto e considerato che avendo un computer tutto per me potrò scrivere recensioni ad ogni ora del giorno e della notte! Ma adesso bando alle ciance e parliamo del romanzo protagonista di questo post che mi ha portato a conoscere e confrontarmi con un autore che non avevo mai letto prima d'ora. Ecco la scheda!




Titolo: Non avevo capito niente
Autore: Diego De Silva
Editore: Einaudi
Anno di pubblicazione: 2007
Pagine: 310
Prezzo: € 12,00
Citazione preferita: "Mi sa che è questo il mio limite: mi mancano le conclusioni, nel senso che ho l'impressione che niente finisca mai veramente".

Trama:

Prendete la persona più simpatica che conoscete. Poi quella più intelligente. Adesso quella più stupida e infantile. Più generosa. Più matta- Mescolate bene. Ecco, grosso modo, il protagonista di questo libro. Un po' Mr Bean, un po' Holden, un po' semplicemente se stesso, Vincenzo Malinconico è un avvocato semi-disoccupato, un marito semi-divorziato, e soprattutto un grandioso, irresistibile filosofo naturale. Capace di dire cose grosse con l'aria di sparare fesserie, di parlarci di camorra come d'amore con la stessa piroettante, alogica, stralunatissima forza, Malinconico ci conquista nel più complesso dei modi: facendoci ridere.


Recensione


Volevo leggere un romanzo di De Silva da un po' di tempo, i motivi che mi spingevano tra le sue pagine erano due: la curiosità per un autore che tanti amano e il fatto che fosse napoletano. Quest'ultimo punto per alcuni potrà sembrare scontato, ma non è così. Negli ultimi anni ho letto opere di due autori provenienti dal capoluogo campano e il loro stile di scrittura mi ha totalmente catturata, e tra le righe di questa recensione capirete il perché. 

"Non avevo capito niente" è il primo capitolo di tre che racconta le vicende dell'avvocato napoletano Vincenzo Malinconico, un uomo a tratti patetico, simpatico ma senza eccessi e, soprattutto, incredibilmente vero. Vincenzo o Viciè per gli amici napoletani, è un avvocato delle cause non perse, ma mai avute, che vive di quel poco che gli capita tra le mani: incidenti stradali e incidenti e basta. Ad un tratto, però, le cose cambiano quando gli attribuiscono la nomina di avvocato d'ufficio di un camorrista, si tratta di Mimmo 'o Burzone, nel cui giardino è stato trovata seppellita la mano di un cadavere. Vincenzo non sa se accettare o meno questa causa, e così decide di comportarsi come ha sempre fatto per tutte le decisioni da prendere nella sua vita: temporeggia e poi prima dice di no ed infine di sì. Così, l'avvocato Malinconico si trova finalmente a farà l'avvocato e con battute furbe ed un pizzico di fortuna, se la cava o così almeno sembra. In ogni caso questo basta a far toccare picchi altissimi all'autostima di Vincenzo che riesce finalmente a dire all'ex moglie tutto quello che covava dentro da quando lo ha lasciato e a conquistare l'avvocatessa più bella del tribunale: Alessandra Persiano. 

La storia di Vincenzo prosegue tra un incontro e l'altro con i suoi figli, i suoi clienti e le donne che presiedono la sua vita, ma non solo. Ogni tanto, infatti, l'avvocato Malinconico si lascia andare anche a pensieri e riflessioni piuttosto profonde sugli argomenti più disparati: la camorra, i testi delle canzoni di Eugenio Finardi ed anche l'amore. 


"È tipico dell'amore rendere inesistenti le persone amate, e obbligare le persone che le amano a dimostrare continuamente che esistono. Perché quando uno si innamora non è mica tanto convinto che quello che gli sta succedendo sia vero. Gli innamorati sospettano della realtà, tengono gli occhi sempre aperti: è per questo che dormono pochissimo".


De Silva non annoia, anzi meraviglia, perché scrive esattamente ciò che anche noi pensiamo e ce lo comunica proprio nel modo in cui noi ci aspetteremmo. Niente di astratto, niente di poetico o aulico, ma solo l'ovvietà che si trasforma in un pensiero comune che tutti hanno in testa, ma che nessuno esterna. 

Devo poi aggiungere che in De Silva e nel protagonista di questo romanzo, ho trovato quella schiettezza propria di tutte le opere degli autori napoletani che ho letto: Ferrante, De Luca e adesso lui. In "Non avevo capito niente" troverete battute esilaranti, vicende pittoresche, e Napoli, ma non parlo della città che fa da sfondo, piuttosto di quella presente nelle parole. L'autore usa il dialetto della sua terra, ma fa in modo che tutti lo capiscano rendendolo chiaro all'interno dei suoi dialoghi. Così accade che quando l'avvocato Malinconico è davvero convinto di qualcosa che sta pensando o facendo, lo esterna concludendo ogni frase con "la verità", oppure nel momento in cui è davvero stufo di una conversazione o del comportamento del suo interlocutore, lo afferma dicendo "ma vedi un po' la Madonna". Magari per alcuni lettori questo stile profondamente colloquiale e  il suo linguaggio derivante dalla quotidianità potrà infastidire o lasciarli completamente indifferenti, invece, io leggendoli mi sono sentita a casa. 


Giudizio


In sintesi attribuisco ben 4 penne a "Non avevo capito niente" e di certo leggerò presto, non solo gli altri due romanzi che hanno per protagonista l'avvocato Vincenzo Malinconico, ma anche tutti gli altri scritti di Diego De Silva.


Vi saluto con la speranza di avervi un minimo incuriosito con questo romanzo che vi ho raccontato e vi abbraccio tutti.

La Contessa. 



lunedì 24 luglio 2017

Liebster award




Regole:

1. Ringraziare chi ti ha premiato e rispondere alle 11 domande che ti sono state poste .
2. Premiare altri 11 blogger che abbiano meno di 200 followers che ritenete meritevoli.
3. Comunicare la premiazione nella bacheca dei "vincitori".
4. Proporre a vostra volta undici domande.

Ringrazio con tutto il cuore Mariarca del blog La letteratura di Eva per aver pensato a me e al mio blog candidandomi ai Liebster award. Ora rispondo con piacere alle interessanti domande che Mariarca ha deciso di pormi.


1. Quando ha avuto inizio la tua passione per la letteratura?

Quando ero bambina non amavo leggere, anzi ero appassionata di riviste scientifiche e passavo tantissimo tempo in compagnia del piccolo chimico e di poveri insetti che dissezionavo. Poi all'età di 13 anni ho iniziato a leggere un giallo che mi è piaciuto molto e sporadicamente compravo qualche libro da leggere quando avrei avuto tempo e voglia. Il mio amore per la lettura è però scoppiato in quarto liceo, quando la mia professoressa di italiano ci diede da leggere alcuni romanzi di Italo Calvino, tra cui "Il barone rampante". Così la scrittura di Calvino, la storia di Cosimo e quelle pagine che più scorrevo, più mi emozionavo, hanno segnato il mio infinito amore per la lettura. Da questo racconto potrete ben capire perché il mio blog si chiami "La contessa rampante".

2. Hai mai letto un libro che abbia suscitato in te ribrezzo?

Assolutamente sì, si tratta de "La biblioteca dei libri proibiti" di John Harding. All'inizio non sembrava male, ma poi ha preso una piega inverosimile che mi ha fatto venire la nausea. Non leggetelo per nessuna ragione al mondo!

3. Qual è il tuo autore preferito?

Italo Calvino è il mio primo amore letterario e il motivo ve l'ho già spiegato all'interno della risposta alla domanda numero 1. Nel mio cuore, però, c'è posto anche per una seconda autrice, la mia zia letteraria: Jane Austen. Ho letto "Orgoglio e pregiudizio" nell'anno 2012, in un periodo davvero complicato della mia vita, questo libro è riuscito a rasserenarmi, a dirmi "tranquilla, andrà tutto bene" e Lizzie, Mr Darcy, Jane e Bingley sono diventati gli amici, in cui rifugiarmi quando tutto va male o quando devo affrontare qualcosa di particolarmente difficile. 

4. Cosa provi quando osservi la tua libreria?

Amo i miei libri e sono contenta di vederli tutti lì che mi salutano e mi dicono "siamo tutti tuoi", solo che la mia libreria è troppo piccola e così ho libri sparsi ovunque: scaffali, scatoloni, armadi. Non vedo l'ora di andare a vivere da sola per comprare una libreria enorme e poterli guardare tutti insieme, senza che ci siano anche quei brutti libracci che compra mia sorella tipo "50 sfumature di grigio".

5. Sottolinei le frasi che ti piacciono di più in un libro che stai leggendo?

Assolutamente NO, i miei libri sono immacolati, nessun evidenziatore, matita o orecchiette. Non capisco perché voi li torturiate così, prendete appunti su un quaderno o sulle note del cellulare, però non danneggiate quei poveri libri, vi prego, pensateci!

6. Trascrivi le citazioni da qualche parte?

Come ho detto prima trascrivo le mie citazioni preferite su un quadernone rigido, mentre prima le segnavo sulle note del cellulare ed ogni tanto lo faccio ancora quando non ho il quaderno con me. 

7. Hai delle particolari abitudini da lettore?

Non proprio particolari, diciamo che quando termino un libro amo scriverne le mie impressioni a caldo su Good reads e assegnargli un voto da 1 a 5. Penso lo facciano quasi tutti i lettori accaniti.

8. Che genere di romanzi coinvolge maggiormente la tua anima di lettore?

Di solito i romanzi che mi fanno battere il cuore e perdere completamente la testa sono quelli storici. Infatti, quando li termino, non riesco subito a prendere in mano un altro libro perché ho ancora in mente tutti i personaggi e le vicende che li hanno visti protagonisti. Certo, a volte mi capita anche con romanzi di genere differente, però, il 90 % delle volte la mia anima da lettrice è messa in subbuglio dai romanzi storici. 

9. Personaggio maschile che ammiri di più?

La risposta non può che essere Mr Darcy, l'unico e inimitabile gentiluomo più affascinante della letteratura. Sono come tutte le altre donne che non riescono a restare impassibile davanti al suo misterioso fascino e alle sue romanticissime (ma non smielate) dichiarazioni d'amore. 

10. Cosa cerchi in un nuovo libro?

In un nuovo libro cerco emozioni e sensazioni mai vissute prima e soprattutto amo quelle storie che ti tengono incollata alle pagine, che non smetti di pensarci fino a quando non le hai terminate. Ecco quello che cerco. 

11. Quale libro consiglieresti sempre?

Sono tre i libri che consiglierei di leggere: "Il barone rampante", "Orgoglio e pregiudizio" e "Il cavaliere d'inverno".


Nomino:











So che i blog da nominare sono 11, ma ho deciso di nominare quelli che conosco personalmente e che seguo con costanza. 


Domande


1. Qual è il libro che ha segnato la tua passione per la lettura?

2. Qual è libro più brutto che tu abbia mai letto?

3. Fai le orecchiette ai romanzi che possiedi?

4. C'è un autore che proprio non sopporti?

5. Qual è, secondo il tuo parere, il film più bello tratta da un romanzo?

6.  Qual è il tuo personaggio femminile letterario preferito?

7. Qual è il libro che hai riletto più volte?

8. Qual è il libro più divertente che tu abbia letto?

9. Qual è la saga più emozionante che tu abbia letto?

10. Se potessi portare su un'isola deserta solo un libro con te, quale sceglieresti?


Spero che i blog nominati abbiano piacere a rispondere a queste domande.

Un bacione e a presto :)




venerdì 21 luglio 2017

[Recensione]: Storia del nuovo cognome di Elena Ferrante

Cari lettori, ci ho pensato molto prima di decide di dedicare un post al libro di cui vi parlerò oggi. Questo perché si tratta del secondo volume di una tetralogia che mi sta conquistata ogni pagina di più. Il primo libro lo lessi lo scorso anno, mentre ero in vacanza a Berlino (e credetemi che leggere della meravigliosa Napoli mentre ero lì, di certo non mi ha aiutata a farmi piacere la capitale della Germania), una volta tornata ripartii subito per trascorrere qualche settimana in Calabria e quindi quando rientrai a casa, dimenticai totalmente di recensirlo. Questa volta, però, non commetterò lo stesso errore e vi parlerò della bellezza di questo romanzo, nonostante faccia parte di una tetralogia che non ho ancora terminato, ma state certi che lo farò presto. Ecco la scheda.




Titolo: Storia del nuovo cognome
Autore: Elena Ferrante
Editore:  edizioni e/o
Data di pubblicazione: 3 ottobre 2012
Pagine: 470
Prezzo: € 19,50
Citazione preferita: "Mi sussurrò che lo amava, che lo voleva. Usò quel verbo, amare, che avevamo trovato solo nei libri e al cinema, che nel rione nessuno usava, io me lo dicevo al massimo tra me e me, preferivamo tutti: voler bene. Lei no, lei amava.

Trama

Lila ed Elena hanno 16 anni e si sentono entrambe in un vicolo cieco. Lila si è appena sposata ma, nell'assumere il cognome del marito, ha l'impressione di aver perso se stessa. Elena è ormai una studentessa modello ma, proprio durante il matrimonio dell'amica ha scoperto che non sta bene né nel rione né fuori. Le vicende de "L'amica geniale" riprendono da questo punto e ci trascinano nella vitalissima giovinezza delle due ragazze, dentro il ritmo travolgente in cui si tallonano, si perdono e si ritrovano. Il tutto su uno sfondo di una Napoli, di un Italia che preparano i connotati allarmanti di oggi.


Recensione


Elena Ferrante è lo pseudonimo di una autrice che è riuscita ad imporsi, sia sul mercato italiano che su quello estero, attraverso il realismo quotidiano delle sue storie di gente comune trasformandole, però, in qualcosa di più: una magia di verità nuda e cruda, che ci insegna che si può dire tanto anche solo parlando della "normalità". 
La tetralogia de "L'amica geniale" ha per protagoniste due figure femminili: Elena Greco, detta Lenù e Raffaella Cerullo, detta Lila. La prima è figlia di un usciere, un bambina giudiziosa dal cuore buono, la seconda è il suo opposto, tanto intelligente quanto piena di "cattiveria", attraverso cui riesce a farsi rispettare da tutta la gente del rione napoletano nel quale lei ed Elena vivono. Il primo libro della saga si sofferma sulla storia dell'infanzia e della prima adolescenza delle due protagoniste e termina con il matrimonio di Lila e Stefano Caracci, proprietario della salumeria del rione e figlio di don Anchille, un uomo pazzo e spaventoso di cui tutti bambini (e non solo) avevano paura.
La domanda che ci si pone alla fine de "L'amica geniale" e all'inizio di "Storia del nuovo cognome" è: "Ora che Lila si è sposata metterà la testa a posto? Si calmerà? Farà la buona mogliettina?" Beh, sappiate che la risposta è NO, ma d'altronde sapete che noia se la signora Caracci si mettesse proprio adesso a fare la brava, a non litigare con nessuno e a non pensare a realizzare cose folli? Lila ne combinerà davvero di tutti i colori e come al solito non si farà scrupoli a tirar dentro Elena nei suoi sporchi affari.
Non voglio, però, soffermarmi, su tutte le pazzie che compierà Lila, perché dovrete scoprirle voi pagina dopo pagina, ma vorrei parlare soprattutto del rapporto che intercorre in questo romanzo tra le due ragazze protagoniste. 

"Lila ha sempre saputo cosa voleva e l'ha avuto; io non voglio niente, io sono fatta di niente. Speravo di svegliarmi al mattino senza desideri. Una volta svuotata - progettavo - l'affetto di Antonio, il mio affetto per lui, basteranno".



Come all'inizio della storia raccontata dalla Ferrante, anche qui Lila mantiene il suo forte carattere che, come sempre, sottometterà Elena e la metterà in condizione di non riuscire mai a negare il suo aiuto all'amica. Lenù sa, però, che non può appoggiare la signora Caracci in tutto e quando, in alcune situazioni molto scomode, si rende conto di non poterla proprio sostenere, si allontana e instaura un muro di silenzio tra loro, che a volte durerà molto a lungo. Durante questi periodi di separazione l'una dall'altra, Elena diventa un personaggio davvero positivo e ottiene ottimi risultati in tutte quelle cose che con la presenza ingombrante di Lila non sarebbe mai riuscita a portare a termine. Nonostante ciò, bisogna dire che quando dalla vita di Lenù sparisce la sua amica, le vicende personali della prima perdono di brio e di interesse, perché è Lina il vero motore della sua esistenza è lei che la sprona a far sempre meglio o far male e sbagliare, con la sua "cattiveria" e il loro continuo gareggiare in tutto, anche nel conquistare l'amore di un uomo che amano entrambe e di cui non vi svelerò assolutamente il nome, lasciando a voi la sorpresa di scoprirlo. 
C'è, però, una cosa che ci tengo a dire. Elena continua a pensare di essere inferiore a Lila, ma  è lei che con i suoi complessi di inferiorità si porta sempre un gradino sotto la sua amica e alla sicurezza di quest'ultima. Nonostante ciò, Lenù resta il mio personaggio preferito, perché mi ritrovo molto in lei, nella sua inadeguatezza e incertezza, che ci portano a pensare di essere sempre meno degli altri e farci continuare a pensare "Non ce la farò mai", quando invece già ce l'abbiamo fatta. Elena Greco sono io, ma anche un po' tutti noi ed è questo il punto di forza della Ferrante che sa a cosa puntare, cosa raccontare e soprattutto, sa renderlo attraverso una scrittura magnifica e coinvolgente. 


Giudizio



Attribuisco 5 penne al secondo volume della tetralogia di Elena Ferrante e non credo che dopo la mia recensione ci sia da aggiungere altro, se non iniziate "L'amica geniale" e state sicuri che non ve ne pentirete!

Un abbraccio, la vostra 
Contessa



martedì 18 luglio 2017

[Recensione]: Amore proibito di Stefania Laurora

Buon pomeriggio cari amici, durante queste calde giornate di luglio mi distraggo troppo spesso dalle mie letture, non perché non siano di mio gradimento, ma semplicemente perché l'afa mi strema e non riesco a concentrarmi come vorrei. Proprio per questo oggi vi suggerisco la lettura di un piccolo romanzo da leggere in meno di mezz'ora, che potrete gustarvi a merenda o durante una pausa dalla sessione estiva. Curiosi di conoscerne il titolo? Ecco la scheda.




Titolo: Amore proibito
Autore: Stefania Laurora 
Editore: Leone Editore
Anno di pubblicazione: 2017
Pagine: 100
Prezzo: € 9,00

Trama: Isabella e Mario, sorella e fratello, rimangono presto orfani di padre. La madre si sposa in seconde nozze con Tonio, anche lui vedovo. Tonio ha un solo figlio di primo letto, Gino. Al momento del matrimonio Gino ha circa diciassette anni, mentre Isabella e Mario ne hanno otto e dieci. La nuova famiglia si trasferisce a casa di Tonio, e i ragazzi si trovano a dormire nella stessa camera, Isabella da sola in un letto, e Gino e Mario insieme nell'altro. Dopo qualche notte Gino si trasferisce a dormire da Isabella e tra i due si instaura un rapporto di reciproca consolazione, che sfocia in un amore proibito.


Recensione

Qualche giorno fa sul profilo instagram della casa editrice Leone editore, ho subito avvistato questo romanzo e letta la quarta di copertina mi sono incuriosita molto, tanto da decidere di volerlo leggere. La Leone editore è stata molto gentile ad inviarmi una copia di "Amore Proibito", si tratta di un opera di piccole dimensioni le cui pagine non sono interamente riempite dalle parole, anzi quando avviene qualcosa di veramente rilevante all'interno della storia, viene riportata in poche righe lasciando il resto del capitolo in bianco, così da isolarla e darle importanza. Ma veniamo alla trama. Isabella e Mario sono due ragazzini rispettivamente di otto e dieci anni quando la loro madre, ormai vedova da diverso tempo, decide di risposarsi con Tonio, anch'egli vedovo e con un figlio diciassettenne di nome Gino. Così tutta la famiglia finisce per vivere sotto lo stesso tetto e la convivenza è tutto tranne che semplice, per diversi motivi. Prima di tutto perché Tonio è una scansafatiche e i pochi soldi che riesce a mettersi in tasca li perde al gioco, così al fabbisogno della famiglia contribuisce in buona parte Gino, che lavora presso il barbiere del paese, ma il ragazzo è stanco di dover condividere le sue entrate con delle persone che a stento conosce e proprio per questo litiga spesso con suo padre. Oltre a ciò, Gino, non sopporta di dover dormire insieme a Mario, un bambino che bagna ancora il letto. Proprio per questo, cercando di evitare ulteriori problemi, i genitori concederanno a Gino di dormire con Isabella, contando sul fatto che quest'ultima è ancora una bambina innocente. Tra Mario ed Isabella, però, nasce una grande intesa di notte, tanto che dai piccoli contatti, i due passeranno a baci sempre più appassionati e finiranno per fare l'amore. Proprio da ciò nasce il titolo di "Amore proibito".

Se ci si sofferma soltanto sul titolo, si può avere un'idea sbagliata del romanzo. Non credete che ci si possa ritrovare a sostenere la storia tra Isabella e Gino, perché non capiterà. Isabella è una bambina che si lascia guidare da un uomo, lei non sa cosa sta facendo, lui sì. Lei pagherà le conseguenze dei suoi errori, lui no. Il lettore sarà catapultato in una storia cruda e intensa che lo porterà ad urlare più di una volta "Non farlo Isabella, non farlo!", perché in questo romanzo c'è tutto tranne che l'amore, che viene scambiato per altro: infatuazione, attrazione, malattia. Proprio per questo vi consiglio la lettura di questo romanzo, che non è per nulla scontato, ma anzi è pieno di sentimenti autentici e di situazioni verosimili, nelle quali non vorremmo mai trovarci.


Giudizio



Attribuisco 3 penne ad "Amore proibito", un romanzo piccolo, ma ben scritto che mi sento di consigliare a tutti per la forza della sua intensità e crudeltà. L'unica cosa che non perdono all'autrice e il fatto che avrebbe potuto sviluppare meglio la trama, descrivere meglio i personaggi e tutte le loro sfumature, in modo da rendere questo piccolo scritto un vero e proprio romanzo.


La Contessa.



mercoledì 12 luglio 2017

[Recensione]: "Al posto del dolore" di Ilva Sartini

Buon mercoledì lettori, vi capita di chiudere un romanzo e continuare a pensare alla sua storia e ai suoi personaggi? A me succede sempre quando ho apprezzato davvero tanto un libro, ed è il caso di quello che vi recensirò oggi. Ecco la scheda.



Titolo: Al posto del dolore
Autore: Ilva Sartini
Editore: affinità elettive edizioni
Anno di pubblicazione: 2016
Pagine: 227
Prezzo: € 15,00

Trama: Può una foto ingiallita, scovata in un mucchio di cartelle mediche abbandonate, sconvolgere una giovane ragazza di oggi? Può un edificio abbandonato e pericolante, un ex manicomio che trasuda ancora sofferenza, diventare un luogo della speranza e della riqualificazione? È attraverso il filo di questi due interrogativi che si incontrano e trovano senso le vite di due giovani donne: Angela, giovanissima contadina nata nei primi anni '30 del 1900, che soffre le pene della guerra e finisce ricoverata al manicomio San Benedetto dopo un calcio in testa ricevuto da una mucca; Elisabetta neo laureata in urbanistica nel secondo decennio del 2000, alla difficile ricerca di un lavoro che l'aiuti a realizzare il suo sogno professionale e personale. La foto color seppia farà ripercorrere a Elisabetta la storia di Angela e della sua famiglia.



Recensione



"Al posto del dolore" racconta la storia di due donne molto lontane nel tempo, ma legate da un filo indissolubile: la famiglia. Angela è nata nei primi anni '30 del 1900, è nata e cresciuta a Pennabili (provincia di Pesaro fino al 2009) ed ha vissuto in prima persona la terribile esperienza della seconda guerra mondiale. Elisabetta è una giovane ragazza laureata in urbanistica, alla ricerca di un lavoro all'interno della sua città, ossia Pesaro. Come è possibile che due donne vissute in epoche così diverse possano incontrarsi nella realtà?
Ciò succede quando Elisabetta inizia ad interessarsi al San Benedetto, l'ex ospedale psichiatrico che i politici della sua città vogliono trasformare in ville abbienti e in negozi alla moda. La ragazza, però, non ci sta e decide di partecipare al concorso di idee bandito dalla provincia per decidere cosa fare della vecchia area occupata dal vecchio manicomio. Mentre scava tra le cartelle mediche del San Benedetto, trova una foto ingiallita che ritrae una donna che le somiglia tantissimo e di cui cerca di scoprire la storia della sua vita, si tratta di Angela. 

Angela è una ragazzina di 14 anni, che ha visto con i suoi occhi la tragedia della guerra, tanto da restare traumatizzata da alcune vicende che vedono come protagoniste le persone che la circondano: Mario, suo fratello è stato un soldato che ha combattuto al fianco dei tedeschi ed è tornato a casa perché vittima un congelamento ai piedi; Ada, la sua vicina di casa è stata violentata da alcuni soldati (sempre di nazionalità tedesca), che hanno occupato la stessa casa di Angela; per non parlare delle bombe, degli agguati e delle difficoltà a trovare cibo che tutti i civili vissuti a quei tempi hanno dovuto affrontare.

Tutti questi ricordi riemergono in Angela nel momento in cui quest'ultima, dopo aver ricevuto un calcio da una mucca, viene ricoverata all'ospedale psichiatrico San Benedetto, in quanto le è diagnosticata una malattia mentale: la schizofrenia. 

Qui la ragazzina viene perseguitata dagli incubi della guerra, tutte quelle vicende imperniate di sofferenza che lei stessa aveva cercato di dimenticare. Adesso ritornano più forti di prima e non serve a nulla l'aiuto di Giovanni, il ragazzo diciannovenne che Angela incontra in manicomio e che cerca in ogni modo di farla guarire dandole lezioni di musica e di canto, perché ormai il destino della ragazza è segnato. 

All'interno del romanzo troverete storie davvero sconvolgenti che hanno come protagoniste le donne, ad esempio c'è Zita che era stata illusa da un soldato americano che le aveva promesso di sposarla dopo la guerra e poi si era totalmente dimenticato di lei, così che la donna aveva deciso di farla finita ingoiando un cucchiaio, ma dopo essere riusciti a salvarla l'avevano ricoverata al San Benedetto. Poi c'è Lina, che dopo aver offerto la sua virtù ad un soldato, dietro la promessa di un tempestivo matrimonio, era stata lasciata sola ed incinta, tanto che per non essere ripudiata dalla sua famiglia aveva deciso di partorire senza l'aiuto di nessuno e di abbandonare il suo bambino. Però, era stata scoperta e portata in manicomio. Queste sono le storie che vi verranno raccontate all'interno di "Al posto del dolore" e sappiate che sono tutte vere, tratte dalle cartelle cliniche delle malate del San Benedetto.

Sono certa che la domanda che vi state ponendo è: qual è il nesso tra Angela ed Elisabetta? Beh, di certo non posso dirvelo io, per scoprirlo non vi resta che leggere il romanzo!


Giudizio



Ho deciso di assegnare 4 penne a "Al posto del dolore", un romanzo storico di un'intensità tale da sconvolgerci totalmente, ma che ci ricorda che la storia è la nostra memoria.



A presto,
La contessa.




giovedì 6 luglio 2017

[Recensione]: "Non parlare con la bocca piena" di Chiara Francini

Buon giovedì cari lettori, il sole è alto nel cielo ed anche dentro di me, questo perché ho letto un romanzo, che mi ha portato una ventata di serenità e di buon umore, di cui non vedo l'ora di parlarvi. Così lo faccio e senza tanti preamboli vi mostro la sua scheda. 




Titolo: Non parlare con la bocca piena
Autore: Chiara Francini
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 27 aprile 2017
Pagine: 276
Costo: € 18,00


Trama

Bello sapere che si può tornare. Che ad ogni passo falso, nella vita, i genitori sono pronti a riabbracciarti con un calore che gli anni non hanno mai attutito né tanto meno spento. Per Chiara, questo calore profuma di caffè e canta sulle note della Vedova Allegra. Perché i suoi genitori sono così e l'hanno tirata su in amorosa allegria ed è proprio da loro che Chiara torna dopo aver lasciato Federico, il suo nido e i suoi gatti. Il suo essere una donna fallica le ha impedito di portare avanti anche questa storia e dire che stavolta si era anche impegnata. Così eccola suonare il citofono a papà, a trascinarsi su per le scale i due trolley, ad addolcire la vita masticando Galatine per consolarsi un po', come le hanno insegnato fin da bambina. Ecco che nella sua casa e nella sua cameretta da principessa, Chiara cerca di affrontare la sua crisi amoroso-esistenziale, attorniata dalla sua famiglia, dalle Supreme e dalla sua migliore amica Mara Elena.



Recensione




Sono sempre stata convinta del fatto che i migliori libri siano quelli che si contraddistinguono per la loro semplicità. Nessun parolone, nessuna storia rocambolesca a cui non si riesce a star dietro perché troppo complessa, nessun eccesso. Solo l'essenziale, che tanto "solo" di per sé non è. 
"Non parlare con la bocca piena" di Chiara Francini entra di diritto nella categoria di libri di cui difficilmente puoi dimenticarti, proprio perché semplici ed anche ben scritti. La sua protagonista è Chiara (sì, proprio come l'autrice), una donna di 35 anni in piena crisi amoroso-esistenziale che con le sue onnipresenti Galatine e le sue mille stranezze mi ha fatto amare la vita ancora più di prima. 
Chiara è figlia di due uomini: papà Angelo, un oculista napoletano totalmente votato al culto del caffè e Giancarlo, professore di anglistica che offre consigli amorosi a sua figlia citando Madame Bovary, l'Amleto e qualsiasi altro classico della letteratura possa passargli per la mente. Una famiglia "diversa", ma non per questo piena d'amore che non vede Chiara, Angelo e Giancarlo come unici membri. C'è zia Gertrude che è brilla fin dalle primi luci del mattino, l'esilarante migliore amica Mara Elena che dietro le sue fantasmagoriche battute cela un passato doloroso, ma soprattutto ci sono loro le Supreme, compagnE di vita dei papà di Chiara, ognuna con un suo soprannome: il Barone Rampante, Diogene di Santo Stefano di Sessanio, Ernest il Parsi, Celeste nell'altro dei cieli e via discorrendo. 

Ma veniamo al tasto dolente di Chiara: gli uomini. In questo romanzo ne troviamo ben tre, appartenenti a categorie completamente diverse: l'uomo per la vita, l'uomo per una notte, l'uomo che "poteva essere ma non è stato". Il primo che incontriamo è Federico, il fidanzato storico della protagonista con il quale convive insieme ai suoi 3 gatti, Hermes, Cocò e Lorelei, fino a quando una vocina nel suo cuore e nella sua mente si fa sentire e le sussurra dolcemente "sicura che sia quello giusto?" E Chiara, sicura, non lo è per niente. Ha una bella casa, una relazione stabile, ma forse è tutto troppo perfetto, tutto troppo da fiaba e da classico lieto fine che sa di finto.


"Amicah. Io te l'ho sempre detto: Federico è il principe azzurro, ma nella tua favola lei non vuole essere salvata, perché si salva benissimo da sola. Non tormentarti. Non sentirti in colpa! Tu sei maschia. Tu sei la principessa azzurra. E sai il principe azzurro e la principessa azzurra cosa fanno assieme?"
"Pendant?"
"No! Schifo! Fanno schifo, perché stanno di merda!"



Così spinta anche dalle perle di saggezza di Mara Elena, Chiara decide di dare una chance a Luigi, la seconda tipologia di uomo, quello che incontri per caso e con il quale finisci a fare sesso per una notte intera. Luigi è quello di cui una donna ha bisogno dopo aver messo in stand by una relazione impegnativa. Dice ovvietà, ti porta a mangiare una piadina super unta e ti conquista con i suoi apprezzamenti alla "uomo che non deve chiedere mai". Ma Luigi è uno che ha i secondi contati, un maschio solo di passaggio, una pausa sigaretta e via. 

Dopo di lui è la volta di Emanuele, giornalista sposato e con tre figli a carico. Chiara è attratta mentalmente da quest'uomo che sa di poter amare, se solo potesse non avere una moglie e dei marmocchi a cui dare a campare. Emanuele è ciò che Chiara vorrebbe per sé, ma il destino ha detto loro NO e forse tanto basta per lasciar perdere. 

Nella vita di una donna c'è posto per tanti uomini, ma poi ne resta sempre uno, quello da cui tornare quando con gli altri andrà male, quello che sceglierai di avere accanto per sempre. Chiara lo capirà? Probabilmente sì, ma vi tocca leggere il libro, io non vi svelerò nulla.

Dopo avervi presentato tutti i personaggi di questa storia, voglio parlarvi dei due capitoli che ho amato di più in assoluto dell'intero romanzo e lo faccio attraverso dei brani tratti da essi. 


"L'albero di Natale rappresentava l'esatta idea che Chiara aveva della bellezza, e lei la vita l'amava bella. Perché mai solo durante la sua festa si doveva rimanere incantati? 
[... ] Il Natale era Chiara. Perché il Natale era l'albero. Perché tutto in lei era il Natale Albero".


Ecco una delle stranezze di Chiara: lei ha l'albero di Natale in casa, con le sue lucine e tutti i suoi addobbi, fisso, tutto l'anno. 
Mentre leggevo queste righe ho pensato a quando ero bambina. Il Natale è sempre stata la mia festività preferita, amavo comprare i regali, appendere con delicatezza le palline di vetro sull'alberello spennacchiato (non so perché, ma è sempre stato così) che sorgeva imponente nel salotto di casa e scrivere le letterine, che puntualmente il vecchio Babbo non leggeva mai, perché ogni anno mi arrivava la casa delle bambole al posto del mio amato piccolo chimico. Questo era un periodo così felice, che mi ritrovavo sempre a desiderare che non finisse mai la sua magia e così chiedevo a mia madre "Perché il Natale non dura tutto l'anno?", ma il Natale è nel nostro cuore e se tu non vuoi che se ne vada, lui non se ne andrà. Chiara lo ha capito e me lo ha spiegato così bene che non lo dimenticherò mai.


«L'amore è inaspettato, disgraziato, altra roba rispetto a quello che ci hanno insegnato. Guarda noi. Noi siamo una tesi confutata. Eppure... Là dove il terreno è fertile l'amore si aggiusta, continuamente. Il che non vuol dire rinuncia o castrazione. "Amiamo la perfezione, perché non la possiamo avere; la rifiuteremmo, se ce l'avessimo. Il perfetto è il disumano, perché l'umano è imperfetto". Fernando Pessoa. Un genio».


Nel capitolo "Dopo teatro #2", Giancarlo ed Angelo conducono Federico in una balera e gli danno una grande lezione d'amore. Quest'ultima viene offerta dall'esempio dei coniugi Raucci, insieme da più di 40 anni, i quali hanno un'abitudine: ballano solo rumba. Danzano con eleganza, seguendo lo stesso ritmo, quello che ormai condividono da anni, quello che li ha resi così uniti da non spezzarsi mai. Giancarlo spiega a Federico che non esiste l'amore perfetto, ma solo quello perfettibile, che ha bisogno di cure e di attenzioni ogni giorno, per far sì che non muoia mai. Chiara è la sua principessa, il suo lieto fine, e non quello raccontato dalle fiabe, ma uno unico, originale, il loro. 


Giudizio


Ho deciso di assegnare ben 5 penne a "Non parlare con la bocca piena", un romanzo genuino, pieno zeppo di ironia, sentimenti sinceri e soprattutto privo di tutte quelle banalità nelle quali sarebbe stato facile inciampare. Prima di lasciarvi, però, voglio sottolineare il fatto che la grande bellezza dell'opera prima della Francini si trova in particolar modo nel suo titolo, sul quale non posso dir niente per non rovinarvi la sorpresa. Ma un consiglio voglio darvelo: armatevi di una gran quantità di Galatine (attenzione non posso assolutamente mancare!) e cominciatene la lettura, ne scoprirete voi la magia, pagina dopo pagina. E mi raccomando, ricordatevi di "Non parlare con la bocca piena!"
Ora, vi lascio davvero e lo faccio postandovi una foto scattata proprio con la simpaticissima Chiara Francini durante la presentazione del suo romanzo presso la libreria Spartaco di Santa Maria Capua Vetere (CE). La ringrazio per la sua disponibilità e soprattutto per aver aperto la sua opera con una citazione di una delle virago più amate della storia e da me, Cristina di Svezia.


"Sono nata libera, vissi libera e morirò libera".


A presto,
La contessa.