mercoledì 22 maggio 2019

[Nel nome della Strega]: Readingram recensisce "Il risolutore" di Pier Paolo Giannubilo


Il Risolutore.

486 pagine di biografia sul pronipote di Alessandro Manzoni, sul nipote di Piero Manzoni: su Gian Ruggero Manzoni.
Nascere con questo cognome, non è sicuramente facile: riuscirà ad esserne all'altezza?
E' una domanda che Gian Ruggero si fa e forse una risposta l'avrà anche trovata.
Gian Ruggero nasce a Lugo di Romagna, viene preso di mira dai compagni per i suoi chili di troppo, cresce, segue le lezioni di Umberto Eco, conosce Tondelli e inizia il loro sodalizio.
Tutto abbastanza bene fino a quando, nei tumulti degli anni ‘70, viene arrestato per detenzione illecita di armi: invece che finire in carcere gli viene data la possibilità di patteggiare e di prestare servizio nelle forze dell'ordine per 25 anni. “Lo Stato arruola chi è contro di esso in modo da servirsene tenendolo a ricatto.”
Lui ci sta.
Prima però gli vengono fatti una serie di test psicologici (che sfiorano il disumano) per vedere se è all’altezza del ruolo.
E tu assisti a tutto questo col fiato sospeso chiedendoti se fosse veramente possibile tutto quello.
I test li supera alla grande.
Nessuno si aspettava certi risultati: lui non è una persona comune, lui sarà il "risolutore", colui che le faccende complicate le risolve.
E inizierà così il suo percorso verso la redenzione: andrà in altri paesi a combattere, fredderà persone, farà l'agente segreto, metterà la sua vita in pericolo.
Tornerà a casa, partirà, ritornerà e ripartirà ancora.
Pace, guerra, sangue, arte, morte, letteratura, donne, fede.
Una vita molto affascinante, indubbiamente, ma:
-con il personaggio mi è venuto difficile empatizzare.
-con l'autore tanto meno: una biografia irritante, con millemila digressioni inutili, una serie di dialoghi che fanno perdere credibilità al concetto di biografia stessa, un lessico che forse vuole emulare quello del pasticciaccio di Gadda ma che risulta essere un gran pasticcio e basta.

Insomma.

Merita per me il Premio Strega? Mhh, no.






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