giovedì 23 maggio 2019

Recensione de' "Il guardiano della collina dei ciliegi" e intervista all'autore Franco Faggiani



"...amavo i colori delle notti d'inverno. Il nero e il blu del cielo, il rosso dei fuochi, il candore delle praterie sotto la luna, l'oro tremolante delle lampade accese sotto i porticati vuoti, il luccichio della nera ossidiana che ricopriva i pavimenti dei templi, l'argento fugace dei bagliori di tempesta che hanno origine dal cuore delle nuvole. Dell'inverno amavo anche gli odori freddi e pulsanti dei boschi fradici, del muschio e delle muffe dei luoghi abbandonati".


Titolo: Il guardiano della collina dei ciliegi
Autore: Franco Faggiani
Data di pubblicazione: 2 Maggio 2019
Casa editrice: Fazi editore
Pagine: 230
Prezzo: € 16,00

Trama

Questo romanzo è ispirato a una storia vera. Ripercorre, infatti, le vicende di Shizo Kanakuri, il maratoneta olimpico che dopo una serie di vicissitudini e incredibili avventure, ottenne il tempo eccezionale di gara di 54 anni, 8 mesi, 6 giorni, 5 ore, 32 minuti e 20 secondi. 
Per scoprire come sia giunto a ciò, non vi resta che leggere "Il guardiano della collina dei ciliegi".



Recensione

Shizo Kanakuri è un giovane ragazzo nato a Tamara. nel Sud del Giappone. Egli sa di essere privilegiato perché sua madre è una commerciante di tessuti e spezie, che grazie al suo lavoro riesce a dargli una formazione privata e a farlo studiare all'Università di Tokyo. Qui Shizo grazie al sostegno e agli allenamenti di Jigoro Kano, futuro fondatore del judo, riesce a partecipare alle Olimpiadi svedesi del 1912. Così si imbarca, e dopo un viaggio tortuoso e interminabile arriva a Stoccolma. Shizo non sa ancora, però, che i suoi sogni e le sue speranze più grandi stanno per essere disattese e che presto si trasformeranno in un incubo lungo una vita.


Non mi soffermo di più sulla trama perché dovete scoprirla da soli, ma ci tengo a parlarvi di ciò che mi ha colpito di più di questo romanzo: la natura, o meglio la fusione tra uomo e natura. 


"Correvo perché solo così mi sentivo realmente libero, unico, leggero, in sintonia completa con il creato. Correvo con lo scatto di un colibrì, anche se mi sarebbe piaciuto avere la leggerezza di una farfalla. Solo per non sentire il rumore dei miei passi veloci sulle pietre o quello ritmico dall'aria in uscita dai polmoni. Solo per poter credere di aver raggiunto la perfezione".



Shizo diventa un atleta in modo inconsapevole, perché fin da quando è bambino lui corre tra i fitti boschi, lungo i fiumi che attraversano il suo paese, e per quelle vicine terre selvagge che offrono sempre qualcosa di cui cibarsi - radici, funghi e bacche - e un rifugio dove riposarsi.
Ecco come il protagonista di questo romanzo si trasforma in un olimpionico senza neanche averlo mai sognato. La sua forza sta tutta nella natura, in quell'incantevole paesaggio giapponese di cui Faggiani sa rendere tutte le sfumature, le albe, i tramonti, i profumi di pesco e quelli delle muffe. Così, che davanti a queste descrizioni così reali e particolareggiate, il lettore non può che restare senza fiato e agognare il tanto lontano, ma affascinante Giappone. 

A ciò si unisce la particolarità delle vicissitudini di Shizo Kanakuri, atleta davvero esistito la cui vita è costellata da ombre e misteri. Faggiani cerca di ricostruirla dandogli valore e rendendola davvero interessante. A mio avviso, la storia del protagonista de' "Il guardiano della collina dei ciliegi" può essere divisa in tre parti. La prima molto più lenta e descrittiva, la seconda dal ritmo incalzante e incentrata su una svolta sorprendente e la terza in cui Shizo si ricongiunge con la natura e ritrova la propria identità.

Realtà e immaginazione si fondono in un'unica storia in cui il lettore si lascia incantare dallo stile evocativo e lineare di Franco Faggiani e dall'esistenza di Kanakuri fatta di brillanti risalite e duri inabissamenti, tutti vissuti in una meravigliosa cornice naturalistica, perché spesso è grazie alla natura che l'uomo riesce a salvarsi. 

Ma chi è l'autore de' "Il guardiano della collina dei ciliegi"? Andiamo a conoscerlo meglio.



Franco Faggiani

Franco Faggiani vive a Milano e fa il giornalista. Ha lavorato come reporter nelle aree più calde del mondo, ha scritto manuali sportive, guide, biografie, ma da sempre alterna alla scrittura lunghe e solitarie esplorazioni in montagna. Per Fazi editore ha già pubblicato nel 2008 il romanzo "La manutenzione dei sensi", tradotto in Olanda e vincitore di diversi premi - Wondy, Parco Maiella, Città delle Fiaccole e via discorrendo - e ha ottenuto un grande successo di critica e di pubblico.


In occasione dell'ultima edizione del Salone del libro di Torino, Franco Faggiani ha presentato il suo ultimo romanzo "Il guardiano della collina dei ciliegi", così io e le mie colleghe Carmen e Federica, abbiamo avuto la possibilità di rivolgergli qualche domanda. Ne è uscita fuori un'intervista davvero molto divertente e interessante, di cui vi riporto uno stralcio. 


Come mai hai deciso di rendere protagonista della tua storia Shizo Kanakuri?

È stata una casualità. Sai io faccio il giornalista sportivo da quando avevo 19 anni e qualche tempo fa una rivista sportiva mi chiese di scrivere un articolo sulle maratone olimpiche, mondo che io non conoscevo per niente. Quindi, un po' per obbligo e un po' perché ero e sono rimasto un giornalista serio, mi sono documentato su questo argomento scovando notizie e informazioni in profondità. Insomma, non mi sono fermato ai primi tre atleti finiti sul podio, ma li ho passati in rassegna tutti dal primo classificato all'ultimo. Leggendo la classifica della maratona olimpica di Stoccolma ho visto che accanto al nome di Shizo Kanakuri anziché il tempo cronometrico o la parola Ritirato, c'era un punto di domanda. Così incuriosito da questa stranezza ho ricercato altre fonti  e ho scoperto che il tempo cronometrico di quell'atleta c'era ed era quello di 54 anni, 8 mesi, 6 giorni, 5 ore, 32 minuti e 20 secondi. Da lì ho iniziato a fare diverse ricerche per scoprire cos'era realmente accaduto, ma purtroppo non si conosce molto della vita di Kanakuri e della sua esperienza olimpionica. 
Quindi l'inizio e la fine del romanzo riportano fatti realmente accaduti, mentre tutta la parte centrale è frutto della mia immaginazione. Io so che lui è tornato sulla sua isola dove ha fatto il maestro elementare ed ha partecipato ad altre due olimpiadi. In una è arrivato quindicesimo, mentre dalla seconda si è addirittura ritirato e poi da lì è sparito dal panorama sportivo giapponese. 


Tutto il lavoro di ricerca che hai dovuto affrontare e la stessa stesura del romanzo, quanto tempo sono durati?

In realtà non tantissimo. Sai bisogna andare a ricercare sempre le fonti giuste. Oggi, rispetto al passato, ci sono molti mezzi per informarsi e questo fa sì che ci si trovi davanti a mille fonti e molte di esse sono scadenti o almeno superficiali. Ciò rende più difficile orientarsi e spesso porta via anche tanto tempo prezioso. Fortunatamente ho una cugina che vive a Stoccolma ed è sposata con colui che ha ispirato il personaggio di Kouyou presente nel romanzo. Grazie a loro due, nel giro di qualche ora sono riuscito a venire in possesso di tutti i pdf dei giornali svedesi del 1912. Una fonte più autorevole ed esatta dei giornali dell'epoca non esiste. Questi ultimi erano composti massimo da 4 o 5 pagine, di fotografie ce n'erano pochissime, le cronache erano prevalentemente legate all'incontro tra l'ambasciatori, consoli e tutte le figure autorevoli e ufficiali presenti alle Olimpiadi di quell'anno, mentre della gara c'era ben poco. Ma da lì ho iniziato a costruire tutta la storia che volevo raccontare.
Neanche la stesura del romanzo è durata tanto, circa 3 mesi ad essere precisi. Io ho una capacità che molti mi invidiano: scrivo ovunque. Anche qui, adesso, in mezzo a tutto il caos del Salone, potrei scrivere altre 10000 battute del mio libro nuovo. La stessa cosa mi accade quando vado a tenere lezioni per scuole, dove mi porto sempre il computer perché nell'intervallo scrivo. E questo mi dà un grande vantaggio, perché racimolando qualche ora un giorno e qualche minuto un altro riesco a terminare un romanzo anche in poco tempo. Inoltre, utilizzo una tecnica un po' hemingwayana, di interrompere sul più bello, quando arrivo all'apice della storia che sto scrivendo e so che potrei continuare a scriverla per delle ore, io mi fermo lì. Così il giorno dopo quando la riprendo ho già le idee chiare e non devo star a pensare troppo a come riempire le pagine.




Per leggere il resto dell'intervista mi rimando ai blog delle mie colleghe Federica e Carmen

Intanto vi consiglio assolutamente la lettura di questo romanzo a cui ho assegnato ben 4 penne.


A presto,
la vostra Contessa

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