lunedì 17 dicembre 2018

Intervista a Laura Fusconi



Avrete già sentito parlare sul mio blog di Laura Fusconi, una giovane esordiente che ha pubblicato il suo primo romanzo, "Volo di Paglia" con la Fazi Editore. Chi mi segue sa che ho davvero molto apprezzato l'opera prima di quest'autrice, per il suo ritorno alle origini, lo sguardo rivolto verso una delle pagine storiche più dolorose del nostro paese e l'attenzione mostrata nei confronti di quelle fragili e innocenti creature che sono i bambini.
Ho davvero già molto parlato di questo libro e non voglio ripetermi nuovamente, quindi se siete interessati a leggere le mie impressioni su "Volo di paglia", trovate QUI la recensione.

Dovete sapere, invece, che l'8 Dicembre presso la fiera della piccola e media editoria "Più libri e più liberi", Laura Fusconi ha presentato il suo libro e subito dopo, grazie alla disponibilità dell'Ufficio stampa di Fazi editore - un ringraziamento particolare va a quella santa donna di Cristina - io, Federica Sherwood e Carmen (la trovate su ig come lilyj2202), abbiamo avuto l'opportunità di scambiare due chiacchiere con l'autrice e di rivolgerle alcune domande sulla sua vita e il suo romanzo.

Così ora sedetevi, rilassatevi e godetevi questa breve e interessante intervista, frutto della disponibilità e gentilezza di Laura. 


Laura, sappiamo che ti sei diplomata alla scuola Holden. Come valuti quest'esperienza da te vissuta,  in modo positivo o negativo? Ne consiglieresti la frequenza ad aspiranti scrittori?


Come tutte le esperienze racchiude in sé dei pro e dei contro, ma posso dire con certezza che tornando indietro la rifarei. In quei due anni che ho frequentato alla Holden, posso dire di aver vissuto una vita parallela. Questo perché si tratta di un contesto un po' estraniante, ma è molto utile perché sei concentrato su quello che vuoi fare ed hai modo di chiederti e di capire se scrivere farà davvero parte del tuo futuro. Ci sono lezioni, corsi e tutto corre veloce così tanto che, paradossalmente, durante i due anni in cui ho frequentato la Holden non ho scritto niente, se non alcuni racconti in cui non mi rivedo. Perché tutto ciò che impari lì ti è utile dopo, quando torni alla vita "reale" ed in qualche modo ti rendi conto che quegli insegnamenti si sono sedimentati e adesso sta a te utilizzarli. Inoltre, ci tengo a dire che lì ho incontrato delle persone splendide che sono diventate dei punti fermi nella mia vita. Anche perché per due anni conduci la vita da fuori sede, catapultato in una città bellissima come Torino ed i tuoi compagni di scuola non possono che diventare la tua seconda famiglia con la quale parlare di libri, di aspirazioni e progetti. Di contro c'è che comunque non è facilissimo cercare di trovare il proprio posto in quel contesto, si tratta anche di una questione di carattere. Io, ad esempio, mi sedevo sempre nelle ultime file, vestita di nero ed in compagnia dei miei amici, cercando di attirare meno possibile l'attenzione su di me. Ma ogni persona è un mondo a sé ed ha un modo di affrontare questa ed altre esperienze in modo diverso. In conclusione mi sento di consigliare la scuola Holden, perché sei catapultato a 360 gradi nel mondo dei libri e dell'editoria, leggi, parli e vivi di libri. Insomma, sei felice. 


La parte del tuo romanzo che più mi ha commossa e che ho ritenuto essere la più poetica, è quella del triste epilogo del piccolo Franco, che tu hai deciso di raccontare attraverso un vero e proprio monologo interiore. Come mai hai utilizzato proprio questa tecnica narrativa?

Trovo molto buffo che tu mi faccia questa domanda, perché in effetti questa è una delle poche parti che è nata così e così è rimasta. Diciamo che c'ero completamente dentro, stavo raccontando una storia e ad un certo sono totalmente entrata nella mente del personaggio e ho cercato di rendere quella cosa orrenda che gli stava capitando attraverso i suoi occhi di bambino. Una cosa che lui stesso non comprende e che cerca di spiegarsi dando la colpa a fate e streghe. Così mi è venuto naturale utilizzare la prima persona, cosa che solitamente non si fa quando tutto il resto del romanzo è raccontato in terza.


Quali sono i tuoi libri preferiti?

Ho una passione sviscerata per Cesare Pavese. "La luna e il falò" è sempre sul mio comodino e lo leggo almeno una volta l'anno insieme a "La bella estate" e "Il diavolo sulle colline". Pavese rimane il mio scrittore del cuore ed è grazie a lui che è scoppiato il mio amore per la lettura. Un'altra cosa bellissima che rileggo spesso è il teatro di Sarah Kane che trovo pazzesco. Poi la trilogia della pianura di Kent Haruf, "Lila" di Marylinne Robinson, "Abbiamo sempre vissuto nel castello" di Shirley Jackson e gli ultimi che cito sono due libricini che appartengono alla piccola biblioteca Adelphi, cioè "Il fucile da caccia" di Inoue Yasushi e "L'anulare" di Yoko Ogawa.



Ringrazio ancora tantissimo la Fazi editore e  Laura Fusconi che si è prestata a rispondere alle domande di tre pazze bookblogger come noi. 
Vi lascio i link dei blog di Federica (https://nellaforestadisherwood.wordpress.com/) e Carmen (https://nessuncancellonessunaserratura.wordpress.com/) dove potrete leggere il resto dell'intervista.




A presto
la vostra Contessa




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